Non è Schlein il problema

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Leggo di petizioni per chiedere le sue dimissioni. È un errore. E non è nemmeno il PD nel suo insieme il problema

Il problema più importante è Meloni e la compagnia che si porta dietro al governo. Il problema è una recrudescenza di pulsioni neofasciste che ormai si mostra senza più alcun imbarazzo. Schlein, dentro quel partito, è l’unica che può tenere insieme un’alleanza capace di sfrattare questa destra da Palazzo Chigi.

E di disinnescare l’operazione Vannacci, cioè il tentativo di rendere finalmente presentabile ciò che presentabile non è.

È l’unica disposta a una visione progressista e, sul terreno economico, davvero redistributiva. Il problema del PD sono le correnti. Soprattutto quella che si autodefinisce “riformista”: un cavallo di Troia della destra economica, piantato lì dentro dagli anni di Renzi. Sono loro il problema.

Fare oggi la guerra a Schlein significa fare esattamente il loro gioco. Le si può rimproverare poco coraggio, d’accordo. Ma oggi, in quel partito, esiste davvero un’alternativa più radicale e più coraggiosa? Io non la vedo. Il futuro del campo progressista si gioca su una domanda sola: saremo capaci di disinnescare la parte peggiore del PD, renziani e riformisti senza riforme e senza voti, oppure no?
Non hanno voti ma un’arroganza sontuosa, basta ascoltare Gori. Il primo a voler fare fuori Schlein è sempre lo stesso pezzo di partito, sempre gli stessi nomi, sempre la stessa musica: sono la vera quinta colonna infiltrata delle destre economiche.

Non aiutiamoli con crociate stupide contro la segretaria. I primi a volere la testa di Schlein sono loro. Non è indebolendo Schlein che la aiuteremo a cacciarli via a calci in culo.

Forse lei non è il massimo. Non è quello che vorremmo. Ma è un inizio, e di un inizio abbiamo bisogno.

I riformisti, invece, sono la fine. Nel PD ci sono persone serie, vicine al nostro modo di vedere il mondo. Aiutiamole. Costruiamo un fronte largo contro queste destre e rispediamo Meloni e soci lì dove dovrebbero stare: nel posticino in fondo a destra. Alternative, purtroppo, non ne abbiamo. E comincio a pensare che questo sia l’ultimo appello prima della catastrofe