Trieste – “Le notizie sull’approvazione alla Camera della legge delega sul nucleare e del progetto di raddoppio della centrale di Krko riportano alla ribalta il tema del nucleare, che speravamo affossato con il referendum dell’86.
Un tema che merita la massima attenzione e un confronto pubblico trasparente, soprattutto per la nostra regione che si trova a poche decine di chilometri dall’impianto sloveno e che sarebbe direttamente coinvolta in caso di incidente o criticità”. Così intervengono, in una nota, i consiglieri regionali Massimo Moretuzzo e Giulia Massolino del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg.
“Puntare al nucleare è solo uno degli altri modi per rallentare la transizione: tempi e costi di costruzione e smaltimento, l’irrisolvibile problema delle scorie, il consumo d’acqua con i fenomeni di siccità che stiamo vivendo – aggiunge Massolino -. Senza contare che per il nucleare servono elementi chimici non disponibili in Europa: significa condannarci a non essere energeticamente indipendenti, con tutte le conseguenze geopolitiche ed economiche che questo comporta.
Di fronte all’urgenza della crisi climatica e alla necessità di ridurre rapidamente la dipendenza dalle fonti fossili, è fondamentale spingere su una vera, giusta e sicura conversione ecologica, concentrando gli investimenti sullo sviluppo delle energie rinnovabili, sull’efficienza energetica, sulle reti intelligenti, sui sistemi di accumulo e sulle comunità energetiche.
Le rinnovabili stanno ampiamente dimostrando di essere la soluzione più economica, efficiente e sicura: non si può trasformare il sole in un’arma”.
“La centrale nucleare di Krko, risalente al 1983, è ubicata in una zona a rischio sismico e, contrariamente a quanto avrebbe dovuto avvenire sulla base degli accordi con l’Unione Europea, l’attività dell’impianto è stata prorogata fino al 2043, prolungandone quindi la vita di circa 20 anni. Nel mandato scorso – ricorda Moretuzzo rispetto al progetto di raddoppio della centrale slovena – era stata approvata all’unanimità dal Consiglio regionale una nostra mozione che impegnava la Giunta Fedriga a ufficializzare la contrarietà all’espansione della centrale, considerate le criticità tecniche e di sicurezza, richiedendo l’avvio di un percorso di Via transfrontaliera. La Giunta Fedriga darà seguito agli impegni presi e con quale modalità?”.
“Al di là delle valutazioni tecniche e delle competenze degli Stati coinvolti – sottolineano Moretuzzo e Massolino – è evidente che una scelta di questa portata non può essere affrontata esclusivamente come una questione energetica nazionale.
Le conseguenze ambientali, sanitarie, economiche e territoriali di un impianto nucleare travalicano i confini amministrativi e interessano direttamente le comunità.
La volontà popolare, già espressa con il referendum, non può essere ignorata e le popolazioni che vivono lungo il confine hanno il diritto di essere informate e coinvolte nei processi decisionali che possono incidere sul loro futuro”.
“Il futuro energetico dell’Europa si costruisce aumentando l’autonomia delle comunità e dei territori, non moltiplicando i rischi legati al nucleare”, conclude la nota.



