PCI: GIU’ LE MANI DALL’EX ILVA!

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La notizia della riaccensione dell’altoforno 2 dell’acciaieria di Taranto, spento da circa due anni, segue di alcuni giorni le polemiche suscitate dalla pubblicazione di un documento, redatto dalle sedi di Genova e  Alessandria di Confindustria, contenente una serie di insensate proposte riguardanti il futuro degli impianti siderurgici ex-Ilva.
Questo “paper position” rappresenta il culmine di in una campagna mediatica attuata dall’associazione padronale nel tentativo di orientare l’opinione pubblica e influenzare le Istituzioni, con un particolare interesse nei confronti dei siti di Cornigliano e Novi Ligure. 
La prima proposta degli industriali riguarda la presunta necessità di separare il destino dei siti produttivi di Genova e Novi da quello di Taranto. Torna l’ipotesi dello “spezzatino”, un’idea che, come più volte ribadito,  comprometterebbe le sinergie produttive fra gli stabilimenti, mettendo a repentaglio l’esistenza di un polo siderurgico che conta complessivamente circa 20 mila posti di lavoro.
Una proposta da sempre rispedita al mittente da tutte le organizzazioni sindacali, ma che in questi giorni è stata contestata anche dalla stessa Confindustria Taranto.
Fra le altre proposte, spicca la volontà di destinare le aree di Cornigliano ad altre attività, fra cui ovviamente quelle legate al porto e alla logistica.
Evidentemente per Confindustria l’Accordo di Programma del 1999, che prevedeva la ristrutturazione e il rilancio del sito produttivo genovese, è carta straccia: un voltafaccia sulla pelle di migliaia di lavoratori.
Gli industriali gettano la maschera. Da un lato, un milione di metri quadri fa gola a molti imprenditori che vorrebbero accaparrarsi banchine e piazzali per piazzare gru e container. Dall’altro, affossare ciò che resta della siderurgia pubblica italiana è l’obiettivo primario degli industriali privati dell’acciaio.
Ovviamente nel suo paper, Confindustria Genova glissa sugli aspetti riguardanti il rilancio delle attività siderurgiche e su possibili nuovi investimenti infrastrutturali.
In particolare, viene cancellata qualsiasi ipotesi di nazionalizzazione del settore siderurgico, che rappresenta l’unica condizione in grado di garantire un rilancio competitivo anche dell’impianto di Cornigliano.
Rilancio competitivo che non può essere lasciato in mano, in toto o in parte, a qualche speculatore finanziario targato USA o a qualche imprenditore privato, che dallo spezzatino pensa di ricavare profitti privati a scapito dell’interesse del paese che è quello di mantenere questo asset strategico in mano pubblica.
La realizzazione stessa di nuovi impianti produttivi ambientalmente compatibili, può essere garantita solo dalla mano pubblica che per sua natura e funzione non ha come  obiettivo il profitto immediato, ma quello di  rendere compatibili una pluralità di obiettivi, tra cui: il mantenimento dei livelli occupazionali, la sicurezza dei lavoratori e quella dei cittadini, una programmazione di medio periodo che consenta di produrre l’energia necessaria agli impianti passando progressivamente da gas a fonti rinnovabili come l’idrogeno.
Il ritorno da protagonista della siderurgia pubblica  nella produzione dell’acciaio, toglierebbe ai  privati e ai loro strenui difensori politici, quelle rendite di posizione che li mostrano come eroici detentori di  “modernissimi” forni elettrici,  e che, una  industria pubblica funzionante,  potrebbe evidenziare come i loro impianti, “dotati delle migliori tecnologie”, al contrario di quello che affermano non sono tali, togliendo loro quella rendita di posizione che, sull’inefficienza dell’industria pubblica, perseguita in questi decenni dall’ideologia neoliberista, ha fatto a lor signori molto comodo.
La domanda vera per noi comunisti è la seguente: la discussione forno elettrico sì o no, se ridotta ad un semplice scontro tra opposte tifoserie, rischia solo di sviare l’attenzione sulla questione che per noi comunisti è la vera discriminante, il vero punto di snodo, che è la nazionalizzazione di tutti gli impianti siderurgici.
Sola condizione credibile per rendere davvero possibile e realizzabile, una trasformazione industriale tecnologicamente avanzata, socialmente accettata, ambientalmente compatibile e controllata da lavoratori e cittadini.
Sulla possibile destinazione di aree ritenute “pregiate”, Confindustria Genova ha candidamente dichiarato di aver raccolto in pochi mesi “17 richieste di insediamento all’interno delle aree di Cornigliano”. Dichiarazioni gravissime: con quale diritto un’associazione privata si permette di dare vita ad una specie di “lottizzazione” di aree demaniali e quindi di interesse pubblico?
Tra l’altro, nel corso degli ultimi 20 anni non abbiamo mai visto Confindustria adoperarsi per cercare di trovare nuovi investitori in grado di risollevare le sorti degli impianti di Cornigliano.
Il Partito comunista italiano concorda con le organizzazioni sindacali nel definire una palese operazione di “sciacallaggio” la proposta di Confindustria.
Dopo anni di inerzia e di assoluta indifferenza nei confronti del destino degli impianti ex-Ilva, l’associazione degli industriali fiuta la grande opportunità di prendere possesso di aree strategiche, rivelando una assoluta mancanza di visione industriale e soprattutto una cinica indifferenza nei confronti del futuro di migliaia di lavoratori.
Per noi comunisti è necessario un nuovo piano industriale, capace di rilanciare l’intero comparto siderurgico italiano, che altrimenti resterebbe completamente in mano all’imprenditoria privata.
In questo senso, la nazionalizzazione degli stabilimenti di Cornigliano, Novi Ligure e Taranto, unito ad un serio piano di investimenti infrastrutturali, resta l’unica via per garantire nuovo slancio e nuove certezze in termini occupazionali. Un cambio di rotta deciso rispetto ad un passato fatto di privatizzazioni selvagge: non a caso diversi paesi europei – Francia in testa – stanno già ragionando su un maggiore coinvolgimento statale nella gestione di un comparto strategico come quello siderurgico.
Auspichiamo che il Governo e le Istituzioni Locali non facciano proprie le indecenti proposte di Confindustria Genova e Alessandria, ma si attivino finalmente per dare vita ad un piano di rilancio serio e rispettoso delle istanze dei lavoratori e degli interessi nazionali.
Il Partito comunista italiano sarà al fianco di tutte le mobilitazioni dei lavoratori ex-Ilva, contro ogni speculazione, per il diritto ad un lavoro stabile, sicuro e ben retribuito!
Contro le ingerenze di Confindustria, per un rilancio dell’industria e dell’occupazione: nazionalizzazione dell’acciaio!
“Pacta sunt servanda”
PARTITO COMUNISTA ITALIANO
Federazione della Liguria