Pedro Sánchez passa al contrattacco sull’immigrazione e difende con forza la gestione spagnola della crisi di Ceuta

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In una lettera inviata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il premier spagnolo critica duramente la reazione di alcuni Paesi dell’Unione europea, tra cui, indirettamente, l’Italia, dopo la decisione di sospendere l’applicazione dell’accordo di Schengen nei confronti della Spagna.

Sánchez rivendica i risultati ottenuti da Madrid: in appena 48 ore, sostiene, il governo ha ripreso il controllo della frontiera, garantito assistenza umanitaria, rimpatriato quasi tutti i migranti entrati irregolarmente e impedito spostamenti verso altri Paesi europei, il tutto in stretto coordinamento con il Marocco e con un sostegno minimo da parte degli altri Stati membri.

Il premier difende inoltre la politica migratoria adottata negli ultimi anni, ricordando che, secondo i dati di Frontex, la Spagna è oggi una delle frontiere esterne più sicure dell’Unione europea, pur essendo l’unico Paese membro con un confine terrestre diretto con l’Africa. Sánchez respinge anche le proposte di escludere temporaneamente la Spagna dall’area Schengen, definendole il frutto di “pregiudizi, notizie false, ignoranza o interessi politici”.

E sottolinea un punto centrale della sua posizione: Ceuta non fa parte dell’area Schengen, motivo per cui, a suo giudizio, alcune reazioni europee risultano giuridicamente e politicamente infondate.

Infine, il leader socialista richiama il principio della solidarietà europea, ricordando il sostegno offerto dalla Spagna durante precedenti crisi migratorie, dalla frontiera orientale con la Bielorussia fino all’emergenza di Lampedusa.

Per questo chiede una riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Ue, ribadendo che la difesa delle frontiere esterne non è un problema nazionale, ma una responsabilità condivisa da tutta l’Europa.