Per i 25 anni di CNAO, il M° Francesco Guadagnuolo ha dedicato al Centro un’opera d’arte

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Nel sincrotrone ho visto un cuore che batte e l’ho dipinto

Pavia – Nel 2026 il CNAO celebra venticinque anni di attività clinica e scientifica, confermandosi come uno dei centri più avanzati al mondo nella cura dei tumori con protoni e ioni carbonio. Per quest’anniversario, il Maestro Francesco Guadagnuolo ha dedicato al Centro l’opera “Sincrotrone: l’arte come accelerazione di speranza”, un lavoro che unisce rigore scientifico e visione poetica attraverso il linguaggio definito Transrealista. La mostra assieme ad altre opere di Guadagnuolo si concluderà il 12 febbraio 2026 con l’orario da lunedì a venerdì dalle ore 09:00/13:00 e dalle 14:00/17:00 presso gli spazi espositivi del CNAO Via Erminio Borloni, 1 – Pavia.

Abbiamo incontrato il M. Francesco Guadagnuolo per farci raccontare come nasce un’opera che vuole essere, prima di tutto, un abbraccio ai pazienti ed a chi li cura.

Maestro Guadagnuolo, cosa ha provato entrando per la prima volta al CNAO?

Guadagnuolo: «Pensavo di entrare in un luogo dominato dalla tecnologia, dai numeri, dalle energie invisibili che solo la fisica sa governare. Invece, appena ho varcato la soglia, ho sentito un’umanità silenziosa, potente, quasi palpabile.

Ho visto persone in sala d’attesa con gli occhi lucidi, ma non per la paura: per la speranza. Ho visto familiari che stringevano le mani dei loro cari come per trasferire loro un po’ della propria forza. Ho visto medici che parlavano con una gentilezza che nasce da anni di storie condivise.

Ed ho capito subito che qui, la cura non comincia con una macchina. Comincia con uno sguardo».

Il sincrotrone è il cuore tecnologico del CNAO. Come lo ha percepito da artista?

Guadagnuolo: «Mi sono avvicinato al sincrotrone con rispetto, quasi con timore. È una struttura imponente, perfetta nella sua geometria. Eppure non riuscivo a vederlo come un semplice strumento.

Lo vedevo come un compagno di viaggio per chi affronta un percorso difficile. Un alleato silenzioso che lavora con una delicatezza incredibile: colpire il male senza ferire il bene.

Dietro ogni particella accelerata, dietro ogni calcolo, dietro ogni procedura, ho percepito una squadra di esseri umani che lavora per un unico scopo: restituire futuro».

Il suo linguaggio artistico, il Transrealismo, come dialoga con la scienza?

Guadagnuolo: «Il transrealismo non è uno stile, è un metodo. È il tentativo di osservare la realtà attraverso la lente della ricerca scientifica e trasformarla in immagini che parlino al cuore.

La scienza non è un tema da illustrare, ma un motore concettuale. Studio i principi fisici, le dinamiche delle particelle, le geometrie dei sistemi tecnologici e li reinterpreto come metafore dell’esistenza.

Non semplifico la complessità: la traduco. La rendo percepibile, emotivamente leggibile, senza tradirne la verità».

Com’è nata l’opera dedicata al CNAO?

Guadagnuolo: «Volevo raccontare ciò che avevo sentito, non solo ciò che avevo visto. Così l’anello del sincrotrone è diventato un cerchio di vita. Un’orbita luminosa che richiama la fisica delle particelle e la ciclicità dell’esistenza.

Le traiettorie invisibili sono diventate pennellate che si rincorrono, come respiri che tornano, come battiti che riprendono ritmo.

Ho scelto la notte come sfondo perché la notte è il momento in cui tutto sembra più difficile, ma anche quello in cui la luce si vede meglio. Ed al CNAO, la luce non manca mai: è nei volti dei pazienti, nei gesti dei medici, nella dedizione dei ricercatori».

A chi dedica quest’opera?

Guadagnuolo: «A chi sta affrontando un tumore ed ha bisogno di sentirsi meno solo. A chi accompagna un familiare e cerca un appiglio. A chi lavora qui dentro e porta sulle spalle il peso e l’onore di tante vite.

Mentre dipingevo, pensavo a loro. E mi sono detto: “Se questo quadro riuscirà a dare anche solo un istante di coraggio, allora avrà compiuto il suo destino”.

Perché l’arte, come la scienza, nasce per questo: per accendere possibilità, per restituire forza, per ricordare che anche nei momenti più bui esiste sempre una luce che continua a muoversi, a cercare, a resistere».

Cosa rappresenta per lei il CNAO dopo questa esperienza?

Guadagnuolo: «Il sincrotrone accelera particelle. Il CNAO accelera speranza.

Io ho solo cercato di raccontarlo.

Per me, questo centro è un luogo dove la scienza diventa cura e la cura diventa futuro. Un luogo dove la tecnologia non è fredda, ma profondamente umana. Un luogo dove la vita, anche quando trema, trova sempre un modo per rialzarsi».