PER NON DIMENTICARE

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Il 13 marzo 1987, nel porto di Ravenna avvenne una delle più grandi stragi sul lavoro, nel cantiere Mecnavi, di proprietà dei fratelli Arienti, tredici operai morirono soffocati dai gas tossici sprigionati durante un incendio nella stiva della nave gasiera Elisabetta Montanari

In contemporanea sulla nave stavano lavorando due squadre che non sapevano l’una dell’altra: nella stiva si usava la fiamma ossidrica per tagliare delle lamiere, mentre nei doppifondi i picchettini, gli operai addetti a questo tipo di pulizie, lavoravano nei cunicoli, stesi sulla schiena o sul ventre, in uno spazio che non va oltre gli 80-90 cm di altezza.

Le scintille della fiamma ossidrica incendiarono dell’olio combustibile che scatenò gas tossici che asfissiarono gli operai, senza via di scampo.
Mancava completamente un piano di sicurezza dell’intera nave: gli impianti elettrici, i ponteggi, le opere provvisionali, i parapetti, l’illuminazione e la segnaletica non erano a norma di legge.

Secondo la perizia depositata nel dicembre del 1988: «per nessuno degli operai rimasti intrappolati nella stiva dopo lo sviluppo dell’incendio vi era alcuna possibilità di fuga perché non erano state previste vie alternative d’uscita».

Dei tredici morti, alcuni erano assunti in nero, due avevano meno di venti anni….
Durante il rito funebre, monsignor Tonini pronunciò una durissima omelia, in cui denunciò l’inaccettabile e “disumana umiliazione”, da “uomini e topi”, insita nelle condizioni di lavoro imposte a quegli operai. Capo del Governo era Bettino Craxi, Ministro del lavoro era Gianni De Michelis

Stefano Cecchi