Prescrizione, il blitz estivo di Forza Italia: ”Ok alla riforma entro agosto”

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Forza Italia ci spera e ci lavora tanto. Un blitz d’agosto sulla prescrizione. Per portarla a casa definitivamente. Dopo tre anni nel dimenticatoio. I meloniani mugugnano un po’ per le voci d’una ulteriore accelerazione, ma per ora stanno a guardare.

Al Senato, in commissione Giustizia, dove la nuova prescrizione a firma Pittalis, Calderone, Patriarca, è ferma dal 2024, il relatore è giusto di FdI, l’avvocato Sergio Rastrelli, che ha fama d’essere uno tosto.

Il ddl era passato alla Camera il 16 gennaio, ma è stato ingoiato dal referendum. Ora è risorto all’improvviso. Sarebbe la quinta legge in 21 anni sulla stessa questione, il tempo in cui un processo si estingue.

Dalla “ex Cirielli” del 2005, passando per la Orlando del 2017, ancora con la Bonafede, la famosa “spazzacorrotti” del 2019, per approdare all’improcedibilità della Cartabia nel 2022. Il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, da giorni, lavora febbrilmente. Il progetto e l’intenzione di una norma transitoria sono politicamente fattibili? Vediamolo, partendo dalla politica.

Forza Italia, s’è visto, punta forte sulla giustizia. La prescrizione sarebbe un colpo in stile Berlusconi. Al Senato le voci ben informate confermano. “Sì, è possibile, ci stiamo pensando e si può fare. Addirittura in un paio di settimane, se ci sono volontà politica e accordo”.

Davvero? “Sì, perché tecnicamente stiamo parlando di un testo di un paio di articoli, che va già bene così com’è. Avrebbe solo bisogno, per evitare l’ennesimo conflitto coi magistrati, visto il dialogo adottato dal guardasigilli nel clima post referendum, di una norma transitoria, per evitare una strage di processi già in primo grado”.

Ed è proprio la norma su cui sta lavorando Sisto, affidando al giurista Giorgio Spangher una prima verifica di costituzionalità.

Come funzionerebbe? In modo assai semplice. Le nuove regole approvate alla Camera non verrebbero applicate ai processi in corso che hanno già chiuso il primo grado. Una sorta di congelamento.

Per una legge che prevede, dopo una prima condanna, che i tempi di prescrizione si fermino per un massimo di 24 mesi. Se la condanna viene confermata anche in Appello ecco altri 12 mesi di bonus. Nessun’altra sospensione possibile in Cassazione, com’era previsto invece con la legge Orlando. Qualora la sentenza non arrivi neppure dopo questi stop, a quel punto non solo la prescrizione riprende a correre, ma recupera pure il tempo perduto.

Se la legge è questa – e c’è chi ipotizza che il Pd potrebbe astenersi come ha fatto sul ddl Costa sull’obbligo di pubblicazione delle sentenze di assoluzione, vista anche la sintonia con la vecchia riforma Orlando – ecco che stavolta sono le toghe a chiedere una ciambella di salvataggio. Lo ha detto, sentito in commissione Giustizia, il presidente della Corte d’Appello di Milano Giuseppe Ondei con quel “dateci almeno una norma transitoria”.

Che si è materializzata con Sisto e servirebbe a non applicare la nuova legge ai processi che hanno già chiuso il primo grado e sono in attesa dell’Appello.

Sarebbe la stessa norma che le toghe avevano già chiesto a novembre del 2023, alla vigilia del voto sulla prescrizione alla Camera, con una lettera inviata a Nordio sottoscritta dai presidenti delle Corti italiane.

Non rischiare l’arrivo della prescrizione, ma soprattutto non ricalcolare, processo per processo, e reato per reato quando allo stesso imputato ne vede contestato più d’uno, i tempi di estinzione. Con la conseguenza di perdere tantissimo tempo e poi magari veder comunque scattare la “tagliola”.

Una “pezza” insomma, contro governi che cambiano i tempi di prescrizione a gettito continuo.

Liana Milella