Prevost, il solo argine al tycoon

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Non occorre essere dei credenti per rendersi conto che, oggi, Papa Leone XIV rappresenta, a livello globale, il solo personaggio pubblico in grado di contrapporsi a Donald Trump. Rispetto all’inquilino della Casa Bianca il pontefice risulta, dati alla mano, enormemente più popolare, più amato, più stimato, più ascoltato, più acclamato. Senza contare che verso il Vaticano guardano, da ogni dove, tutti coloro che continuano a nutrire fiducia e speranza nel futuro dell’umanità.

Trump, da parte sua, comanda l’esercito più potente della terra e, se solo lo volesse, potrebbe, in un attimo, incenerire la cattedra di San Pietro. Tuttavia, non riuscirebbe lo stesso a indebolire l’infinita energia spirituale che scaturisce dal successore di Pietro e della Chiesa tutta.

Non siamo noi a inventarci una competizione tra personaggi che sembrano abitare pianeti lontanissimi, ma che pure agiscono su questa terra esercitando l’uno il potere materiale, l’altro quello spirituale. Due formidabili energie anche, e forse soprattutto, mediatiche, che non sembrano avere rivali. Di Trump abbiamo imparato a conoscere tutte le forme possibili del suo ego mitomane, dell’intera tastiera dei suoi insulti, della sua esplosiva capacità di produrre, ad ogni ora del giorno e della notte, quantità straordinarie di violenza, prepotenza, arroganza, il tutto accompagnato dall’uso più smodato (e ridicolo) della menzogna.

Da Papa Leone, e dal suo amatissimo predecessore  Papa Francesco, scaturisce un messaggio che promana dal Vangelo ma che, pur tuttavia, si cala nell’attualità facendosi largo nelle tenebre dei nostri giorni. E, mentre l’uno usa il linguaggio dell’odio scatenando guerre, alzando barriere selvagge contro gli immigrati, negando (pro combustibili fossili) il progressivo riscaldamento del pianeta, l’altro chiede all’Europa di soccorrere i migranti e al mondo di ascoltare “il grido della terra”.

Prevost parla di “una pace disarmante e di una pace disarmata”, di “costruire ponti con il dialogo e con l’incontro”, chiede di “disarmare le parole per disarmare la terra”. Pace, dialogo, unità, comunione, speranza, dignità delle persone, amore di Dio per tutti: espressioni che sostanziano un messaggio di amore diretto al cuore del persone.

Trump non è certamente l’anticristo: anzi, se il suo agire non fosse, spesso, così pericolosamente inconsulto l’immagine che egli trasmette di un vecchio dalla chioma tinta, appesantito e borioso potrebbe anche suscitare una qualche ilare pena. D’altra parte, a quale leadership ci si potrebbe affidare come contraltare al presidente degli Stati Uniti? Ai degni compari Putin e Netanyahu con i quali, come i ladri di Pisa, egli finge di litigare di giorno e a cui di notte si accompagna nelle peggiori nefandezze? Al Buddha di Pechino, impegnato indefessamente a farsi gli affari suoi?

Agli inermi sudditi dell’Unione europea che dall’omaccione si fanno maltrattare quasi con masochistico godimento? Ai Rutte? Agli Infantino? Ai tanti indecorosi pupazzi che del servo encomio hanno fatto un mestiere ben retribuito?

Oppure, non ci resta che sperare in quel signore vestito di bianco capace di reagire, punto per punto e senza mai alzare la voce alle intemperanze del connazionale (che se potesse, ne siamo convinti, prenderebbe volentieri a calci nel sedere, come d’abitudine fanno certi preti dell’oratorio con i soggetti più discoli)?

Antonio Padellaro