Professore onorario del King’s College di Londra

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Capii prima di altri chi realmente fosse e quali fossero realmente i suoi obiettivi, lo scrissi in tempi non sospetti

Osai ironizzare sui suoi assordanti silenzi su Giuseppe Conte e dopo, sulla evidente propensione della sua lingua verso le divine terga del dragone.

Fui lapidato. Insultato, dileggiato e minacciato, anche di morte. Per potermi attaccare misero in mezzo mio figlio. Una sua fan mi scrisse, ripeto testualmente: “dovrebbe pensare a suo figlio handicappato invece di rompere i coglioni”. Erano i tempi in cui il soggetto era amatissimo e temutissimo.

Io lo avevo visto per la prima volta (e conosciuto) nel 2021, un anno dopo il mio rientro in Italia.

Dire che mi fece una pessima impressione è un eufemismo. Una vera e propria sensazione di repulsione che si impadronì del sottoscritto, motivata da un atteggiamento di superiorità che mise in evidenza da subito. Non camminava, galleggiava.

Quando giunse (era un evento pubblico), un ragazzo del M5S che stava intervenendo si interruppe e gli andò incontro. Lui non lo degnò di uno sguardo e non gli diede la mano, un abbraccio, una pacca, nulla. Anzi. Gli passò oltre come se gli fosse passato dentro. Come se il ragazzo fosse stato un ectoplasma e da ectoplasma lo trattò.

Per lui non esisteva. Credo che, in realtà, per lui non esistesse nessuno. Fece il suo compitino, parlò una decina di minuti in maniera assolutamente dimenticabile, declamò con poca passione e convinzione una decina di minchiate e poi si concesse, da divo vero, ai selfies.

Io evitai accuratamente di avvicinarmi, nonostante gli inviti a immortalare la mia faccia con il suo falso sorriso nella stessa foto. Andai alla cena in suo onore con sempre meno entusiasmo per un gruppo con al suo vertice siffatta gente. Mi iscrissi dopo e solo perché divenne capo politico Giuseppe Conte.

Nella cena scomparve improvvisamente, senza salutare e uscendo dalla porta sul retro. Continuai ad attaccarlo. Una sua sodale, senatrice (poi aderente alla scissione) mi minacciò di querela in un commento sotto un mio post.

Le risposi e, usando un termine ora di moda, la “asfaltai” in una specie di botta e risposta che si concluse solo perché mi scrisse in privato chiedendomi perché ce l’avessi tanto con lei e pregandomi di non continuare.

Ne ebbi pena e lasciai perdere. La cosa migliore che sia capitata al Movimento 5 Stelle è stata la sua uscita. Insieme a quella della “senatrice” e di altri come lei.

La sua stupefacente e immotivata carriera, tutta intestata alla sua capacità di salivazione, prima con l'”elevato” Grillo e poi con l'”illuminato” Draghi continua. Dopo l’incarico nel Golfo Persico, l’ultima tappa è la sua nomina a “Professore onorario del King’s College di Londra”.

La straordinaria fortuna di un leccaculo. Di uno che localizzò la dittatura di Pinochet in Venezuela, che abolì la povertà, che chiamò le ONG “taxi del mare”. Che passò dal multilateralismo all’amore eterno per gli USA, dal RDC alle pizze con Giorgetti, dalla Marcia per la pace di Assisi, alle trame con il guerrafondaio Guerini per fare fuori Conte.
Livelli altissimi. Per la meritocrazia una prece.

Giancarlo Selmi