Pulcini maschi: L’Italia chiede a Bruxelles di rallentare su nuove proposte di legge

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L’Italia chiede a Bruxelles di rallentare su nuove proposte di legge, ma il suo stesso divieto sui pulcini maschi entra in vigore tra pochi mesi

Milano – Quindici Stati membri dell’Unione Europea, tra cui l’Italia, hanno fatto circolare un non-paper che chiede un «Anno europeo dell’attuazione e del consolidamento»: un periodo in cui l’Unione si concentrerebbe sull’attuazione e la semplificazione delle leggi già esistenti, e in cui ogni nuova proposta dovrebbe prima essere giustificata in base al suo effetto sulla competitività. Per Animal Equality, si tratta di una minaccia seria contro la riforma sul benessere animale che la Commissione promette da cinque anni, e la firma italiana è quella che stona di più.

Con questo documento informale il governo italiano chiede a Bruxelles di rallentare su nuove proposte legislative mentre la Commissione europea è chiamata a presentare entro il 2026 la riforma sul benessere animale. In Italia il divieto di uccisione dei pulcini maschi, che la riforma stessa dovrebbe includere, entra in vigore tra pochi mesi.

La riforma è una nuova proposta legislativa e il Work Programme 2027 che la Commissione sta definendo proprio in queste settimane è il documento in cui le nuove proposte legislative vengono messe nero su bianco. Chiedere di scrivere meno leggi proprio ora significa chiedere alla Commissione di non onorare un impegno preso due volte con 1,4 milioni di cittadini: in risposta all’Iniziativa dei Cittadini Europei “End the Cage Age”, e di nuovo lo scorso luglio nella Livestock Strategy.

Una legge rende la firma italiana su quel documento particolarmente difficile da giustificare: il divieto italiano sull’uccisione dei pulcini maschi nell’industria delle uova entrerà in vigore il 31 dicembre 2026, tra meno di tre mesi. Una legge approvata nel 2022, arrivata alle linee guida attuative solo nell’ottobre 2025, dopo tre anni di ritardi e una campagna pubblica sostenuta da Animal Equality, e che si stima risparmierà circa 34 milioni di pulcini all’anno.

L’Italia è quindi a poche settimane dal porre fine a questa pratica in casa propria, ma chiede a Bruxelles di rallentare sulla riforma europea che la eliminerebbe ovunque nel resto dell’Unione.

Il 25 settembre, inoltre, il Commissario per l’Agricoltura Christophe Hansen ha stanziato 73 milioni di euro per l’agricoltura italiana per affrontare la peste suina africana e l’influenza aviaria. Nell’incontro bilaterale tenutosi a Sorrento, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha discusso con Hansen di risorse finanziarie da destinare all’agricoltura nel prossimo quadro finanziario pluriennale dell’UE, delle nuove regole della PAC per il periodo successivo al 2028 e degli accordi commerciali internazionali a tutela delle produzioni interne. Su questi temi, il ministro ha dichiarato: “L’Italia continuerà a far sentire con chiarezza la propria posizione in Europa”.

“A questa dichiarazione rispondiamo con una domanda rivolta al governo italiano: se l’Italia sa far sentire con chiarezza la propria voce su fondi, PAC e reciprocità commerciale, perché quella stessa chiarezza sparisce quando si tratta di onorare, a livello europeo, un impegno che l’Italia ha già scelto di rispettare a livello nazionale? Fermare l’uccisione di milioni di pulcini maschi non è più un’opzione per l’Italia, ma un dato di fatto, e anche l’Europa è chiamata a procedere in questa direzione rispettando i propri impegni, anche per quanto riguarda la dismissione delle gabbie per le galline ovaiole e per le femmine di maiale” ha detto Matteo Cupi, vice presidente di Animal Equality Europa.

Nelle ultime settimane di mobilitazione a Bruxelles, Animal Equality ha ricordato alla Presidente Ursula von der Leyen e ai Commissari competenti in materia due richieste precise, le stesse rimaste assenti anche dal discorso sullo Stato dell’Unione del 16 settembre.

Primo: il divieto delle gabbie per le galline ovaiole, la fine dell’uccisione dei pulcini maschi e requisiti di benessere equivalenti per i prodotti importati devono arrivare nel 2026 come una proposta ambiziosa, senza diluizioni attraverso lunghi periodi di transizione, esenzioni o argomentazioni legate all’impatto economico e di mercato.

Secondo: mentre il Work Programme 2027 è in fase di scrittura, è responsabilità della Presidente von der Leyen, di Olivér Várhelyi (Commissario per la Salute e il Benessere Animale), Christophe Hansen (Commissario per l’Agricoltura e l’Alimentazione) e Maroš Šefčovič (Commissario per il Commercio e la Sicurezza Economica; Relazioni Interistituzionali e Trasparenza) includere la revisione delle norme sul benessere delle femmine di maiale, l’eliminazione delle gabbie di gestazione e requisiti di benessere equivalenti per i prodotti importati, come impegno sostanziale con date certe e un cronoprogramma.

“La Commissione sa esattamente cosa manca ancora sul tavolo: un divieto che non sia svuotato dalle eccezioni e dalle scappatoie, un impegno ambizioso e un cronoprogramma chiaro, con scadenze definite e senza ulteriori ritardi. L’Italia questa legge l’ha già approvata in casa propria. Non c’è motivo per cui l’Europa debba aspettare, e non c’è scusa per chiederglielo. Non lasceremo che se lo dimentichi. Non ci siamo fermati in questi mesi, e non ci fermeremo ora. Restiamo presenti nelle piazze e nei tavoli istituzionali fino a quando la riforma promessa non sarà una legge, non una frase,” ha dichiarato Matteo Cupi.

Nel corso dell’ultima settimana, Animal Equality ha incontrato i funzionari della Commissione a Bruxelles, organizzando al contempo una protesta con centinaia di attivisti davanti all’edificio Berlaymont e alla DG SANTE, nel corso di tre giorni di manifestazioni ininterrotte.