Quando il tumore diventa business

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Manifesto etico contro la speculazione sulla malattia

Curarsi da un tumore è già una battaglia. Fisica. Psicologica. Spirituale. Ma troppo spesso diventa anche economica. Non metto in dubbio che la medicina abbia costi elevati. La ricerca, i nuovi farmaci, le terapie innovative richiedono investimenti enormi. Il Servizio Sanitario Nazionale garantisce esenzioni e percorsi di cura. Eppure, tra ciò che è previsto e ciò che si vive realmente, esiste una distanza che pesa.

Lo so perché lo sto vivendo, ancora oggi.

La burocrazia logora. I tempi non sempre coincidono con l’urgenza della malattia. In alcune strutture si respira competenza e umanità; in altre si percepisce disorganizzazione. E allora si parte. Si migra. Si cercano centri migliori. Si affrontano viaggi, alberghi, spese continue, spesso accompagnati da un familiare che condivide la fatica. È un pellegrinaggio sanitario che consuma energie e risorse. Quando la vita è in gioco, si tenta tutto. Ed è proprio in quel momento che si diventa vulnerabili. E dove c’è vulnerabilità, nasce il mercato.

Succede anche a me.

Ancora oggi ricevo proposte, suggerimenti, promesse. Cure alternative miracolose. Comunità spirituali risolutive. Strade “riservate” più rapide se si paga. Illusioni confezionate con parole rassicuranti. Io ascolto. Ringrazio. E declino. Perché la disperazione non può diventare moneta.

Sono un uomo di fede. Credo nei miracoli. Ma non confondo la fede con il commercio della speranza. Non mi sento privilegiato. So che il destino di ciascuno è nelle mani di Dio. Mi affido, ma non mi vendo all’illusione.

Ci sono persone facoltose che hanno speso capitali nei migliori ospedali del mondo. Alcuni sono stati fortunati: i loro tumori erano curabili, grazie ai progressi della scienza. Ma quando la malattia è aggressiva, biologicamente spietata, si può girare il mondo intero. Forse si guadagna tempo. Ma non sempre si cambia il destino. Il denaro può allungare la durata. Non può comprare la guarigione.

E allora ecco il mio manifesto etico:

La malattia non è un mercato.
La disperazione non è un’opportunità economica.
La fede non è una strategia commerciale.
La medicina non può piegarsi alla logica del profitto quando incontra la fragilità.
Il giuramento professionale non è un optional.
Un tumore è già abbastanza spietato.
Non ha bisogno di speculatori.
Io continuo a lottare. Con dignità.
Accettando la scienza, affidandomi a Dio, rifiutando le illusioni.
Perché la speranza vera non si compra.
Si vive.

cav. Giuseppe PRETE