Colpa delle donne, dicono: la pista più accreditata dal centrodestra per spiegare il disastro dell’emendamento sulle preferenze è il voto delle signore parlamentari. Le franche tiratrici, dicono i più gentili
Le traditrici, dicono i più incattiviti. Prove non ce ne sono, ma si elencano coincidenze. Mancavano in aula almeno quattro parlamentari donne della maggioranza. C’era, e per qualcuno risultava di troppo, Marta Fascina, considerata longa manus di Marina Berlusconi: una che non si fa mai vedere, e il dubbio è che abbia affrontato il viaggio a Roma per diramare segreti ordini di scuderia. Nel day after del voto fatale la destra segnala un elemento inaspettato: la disobbedienza, forse individuale o forse concordata, degli agnelli sacrificali concessi da Giorgia Meloni a Matteo Salvini e Antonio Tajani in cambio del placet alle preferenze.
Il triangolo Meloni-Schlein-Marina Berlusconi
Le donne, insomma, fortemente penalizzate dalla cancellazione dell’alternanza di genere in testa alle liste, il meccanismo che con la vecchia legge ha facilitato l’accesso di 186 donne tra Camera e Senato, il 31 per cento del totale, una delle quote più alte di sempre anche se in leggero calo rispetto alla tornata precedente.
Il dato di fatto oltre la caccia ai sabotatori è una partita giocata all’interno di un triangolo tutto al femminile, che ha ai suoi vertici Giorgia Meloni, Elly Schlein e Marina Berlusconi.
Meloni ha forzato gli alleati minori alle preferenze, e per convincerli gli ha garantito di minimizzare il fastidio delle quote rosa, sottovalutando gli effetti di una scelta che oltretutto ha incrinato il suo ruolo di apripista del nuovo potere femminile. Marina B., dopo un lunghissimo silenzio ha fatto trapelare la sua contrarietà, scegliendo proprio il tema della rappresentanza femminile per tornare ad agire sulla scena della politica con giudizi assai precisi. Schlein ha colto la palla al balzo e ha avuto buon gioco nello sfidare la premier, definendola una donna «pronta a sacrificare le altre donne per conservare il potere».
Una ribellione che cambia gli equilibri
Insomma, ciò che abbiamo visto in questa due giorni di dibattito parlamentare è una partita interamente costruita dalle donne, su un tema che riguarda le donne e la loro partecipazione alla democrazia.
Partita persa da chi pensava di poter trattare l’argomento come un dettaglio di accordi più larghi e più rilevanti.
Quanto alle responsabilità del crash della maggioranza sulle preferenze, se la pista rosa fosse autentica non si potrebbe che dire: complimenti alle signore. Hanno difeso un interesse personale e politico ribellandosi a un patto tra leader che le avrebbe danneggiate: qualunque uomo avrebbe fatto lo stesso, e non si vede perché solo alle donne sia richiesto uno spirito ancillare del tutto estraneo alle logiche dei partiti, dove ciascuno tutela la sua posizione con ogni mezzo.
Flavia Perina



