Il 10 febbraio si celebra il Safer Internet Day, la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete promossa dalla Commissione europea, che mira non solo a sensibilizzare, ma anche ad adottare misure concrete per proteggere e responsabilizzare i bambini e i giovani online.
L’appuntamento di quest’anno mette al centro il rapporto sempre più stretto di bambini e adolescenti con le tecnologie digitali: dall’uso dei social network all’intelligenza artificiale, ponendo l’attenzione sui temi della salute mentale, dell’educazione e della regolamentazione delle piattaforme.
Ogni anno il Safer Internet Day chiede l’intervento dei numerosi attori coinvolti nel fornire un ambiente digitale più sicuro e migliore per i giovani utenti. Tra questi ci sono decisori, rappresentanti dell’industria, organizzazioni, educatori, genitori e giovani stessi.
Salute mentale e AI: i dati di Telefono Azzurro e OMS
Telefono Azzurro richiama l’attenzione su un quadro complesso, ricordando che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, circa il 14% degli adolescenti tra i 10 e i 19 anni sperimenta un disagio psichico, spesso non riconosciuto o trattato. Un adolescente su cinque dichiara di sentirsi solo, con percentuali più alte tra le ragazze.
Gli studi indicano una correlazione sempre più evidente tra uso problematico dei social network e sintomi ansiosi e depressivi, alimentati dal confronto sociale, dalla paura di esclusione e da sentimenti di inadeguatezza. In questo contesto, la diffusione sempre più massiccia dell’Intelligenza Artificiale tra le nuove generazioni chiede un’assunzione di responsabilità da parte degli adulti.
L’indagine di Telefono Azzurro
Secondo un’indagine promossa da Telefono Azzurro in collaborazione con Ipsos Doxa, nel 2025 oltre un adolescente su tre (35%) tra i 12 e i 18 anni utilizza strumenti di intelligenza artificiale tra le attività online più frequenti. La conoscenza dei chatbot è molto elevata: tre ragazzi su quattro dichiarano di conoscerli e di utilizzarli, con ChatGPT in testa, seguito da Gemini, Meta AI e Microsoft Copilot.
L’uso principale resta legato allo studio e alla ricerca, ma non mancano ambiti più delicati: il 14% dei ragazzi chiede spesso consigli personali ai chatbot, mentre il 34% lo ha fatto almeno qualche volta. Dal punto di vista emotivo, l’interazione suscita curiosità e divertimento, ma per alcuni rappresenta anche uno spazio percepito come non giudicante: il 23% si è sentito compreso, il 16% meno solo.
Accanto ai benefici emergono però timori concreti: il 40% segnala una possibile riduzione del pensiero critico, il 35% una diminuzione delle relazioni sociali reali, il 33% il rischio di confondere realtà e finzione, mentre un ragazzo su quattro teme forme di dipendenza.



