Parlare di salario minimo senza affrontare il tema della qualità del mercato del lavoro nel nostro Paese e di come intervenire fin da subito per ampliarlo, qualificarlo, sottrarlo alla piaga devastante del lavoro nero e informale, renderlo realmente più inclusivo per le donne e le nuove generazioni, rischia di tradursi in un buco nell’acqua. Nel migliore dei casi uno spot in favore di campagna elettorale, nel peggiore in una pericolosa perdita di tempo mentre negli altri Paese europei l’occupazione e la produttività continuano a crescere”.
“La direttiva europea è un passo in avanti importante, va salutata con grande favore e aspettiamo di poterne leggere il testo definitivo”, prosegue Bellanova.
“Va accolta positivamente perché evidenzia la necessità di portare a omogeneità e armonizzare le differenti e spesso stridenti condizioni del lavoro salariato tra i nostri Paese in questo modo affrontando anche il tema della forte disparità dei trattamenti economici e dunque della concorrenza interna. Un risultato importante che avevamo più volte sollecitato negli anni scorsi anche a proposito dei fenomeni di delocalizzazione interna all’Unione e di conseguente dumping economico.


