Stava facendo un grande lavoro di visione sui giovani talenti, in un club in cui, da Tuchel in poi, hanno regnato solo confusione e investimenti su giocatori super pagati e poco utilizzati.
Maresca era l’evoluzione giusta come progettualità più sostenibile e comunque aveva già portato a casa due titoli per ricostruire un po’ di fiducia: Conference League e Mondiale per Club. Non sono la Champions League, ma erano stati importanti mattoni sull’autostima per tornare a rivincere qualcosa.
I malintesi tra staff medico e Maresca, la presunta attenzione del City su di lui, la troppa fugacità del board, hanno portato la proprietà ad una scelta affrettata. Anche perché la prima alternativa ora è Liam Rosenior, non ancora un top manager.
Peccato per Maresca, ma una certezza c’è. Si conferma uno dei giovani allenatori italiani più preparati e bravi.
Coraggioso, pieno di idee e con una grande passione nello studiare un calcio molto propositivo. Dovunque andrà, il futuro è suo, senza limiti
Angelo Mangiante



