Genitori che vogliono essere buoni, carini, affettuosi, che chiamano “amore” i propri figli anche quando hanno vent’anni, senza rendersi conto del danno che possono provocare
Ma siamo anche nell’epoca, mai vista prima nella storia, in cui i ragazzi si fanno del male. E sono stanco di sentire quelle sciocchezze secondo cui dovremmo stare più tempo con i nostri figli, parlare di più con loro, cercare continuamente il dialogo, quasi come se i genitori fossero degli psicologi.
No. I genitori migliori sono naturali, semplici, spontanei. I ragazzi parlano con i ragazzi, gli adulti con gli adulti.
I colloqui tra genitori e figli sono sempre conversazioni in cui i genitori vedono il mondo in un modo e i figli in un altro.
Dobbiamo cercare di essere genitori capaci di intervenire e ricordarci che, accanto al nostro lato amorevole, quello che ci porta ad amare i nostri figli, esiste anche un lato che guida: quello che dice cosa va bene e cosa non va bene, cosa fare e cosa non fare, quello che, quando serve, sgrida.
Quel lato è fondamentale per evitare che i nostri ragazzi rimangano infantili, che continuino a comportarsi come bambini.
Io sento tantissimi giornalisti che mi chiamano, giovani di 24, 25, 28 anni, 30, 32 anni, e hanno ancora la voce da bambino o da bambina.
Cosa accade alla tua anima, alla tua psiche, quando il bambino prende il sopravvento?
Diventi capriccioso, fai i capricci, non ti va bene niente e non ti vai bene nemmeno tu. E quando non ti vai bene, ti fai del male.
Senza regole nessuna civiltà può crescere. Se non ci fossero i semafori, avremmo un incidente ogni due minuti. Se non c’è un genitore che ti guida, che ti ferma e che ti indica una direzione, tu non sai dove andare.
I genitori migliori sono quelli spontanei, naturali, quelli che, quando c’è da gridare, gridano.
Non quelli che passano il tempo a controllare se hai preso un bel voto o meno, né quelli che ti dicono continuamente come dovresti essere. Sono quelli che, quando vedono che stai sbandando, ci sono e ti danno delle regole.
Il nostro compito, come genitori, è preparare i nostri ragazzi all’indipendenza. La vita inizia con un segnale ben preciso: il taglio del cordone ombelicale. Se non avviene, si muore. Si muore.»
Raffaele Morelli



