Stangata bollette e tariffe: Roma discute, Sagunto (cioè noi) soccombe

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Questa è la prima volta, dal 2001 a oggi, che una grande crisi globale, a carattere bellico, energetico e finanziario (come mix di uno o più di questi elementi), registra una pressoché totale assenza del Governo Italiano e dei suoi Ministri sulla carta competenti. La Premier rispolvera l’ipotesi del vecchio meccanismo dell’accisa mobile, o a fisarmonica, che fu inventata dal secondo Governo Prodi vent’anni fa, mentre il leghista Giorgetti, anziché dedicarsi a ridurre le tasse (sua materia), va a dare ordini in casa della BCE chiedendo di non aumentare i tassi (materia della Banchiera Lagarde)

Mentre Roma discute, Sagunto viene espugnata. E oggi Sagunto Siamo tutti Noi, quando ci rechiamo alla stazione di servizio per il pieno di carburante, quando partecipiamo alle riunioni di condominio per il riparto delle spese di riscaldamento, quando dobbiamo pagare la bolletta della luce o il carrello della spesa. A proposito: sebbene l’approssimarsi della primavera fa sì che nell’immediato la spesa per i termosifoni non subisca impennate, le stesse potrebbero manifestarsi nella seconda parte dell’anno in base alle nuove quotazioni destinate a stabilizzare i prezzi finali del gasolio al rialzo almeno sino a fine anno, aumentando il numero dei casi di morosità e sofferenza finanziaria delle famiglie.

Anziché occuparsi di ridurre le tasse, il ministro delle finanze Giorgetti si occupa dei tassi della BCE di Lagarde, chiedendo che non aumentino. E se fossero i contribuenti Italiani a chiedere lo stesso a lui?

Dall’inizio del conflitto a oggi, del ministro leghista dell’economia, Giancarlo Giorgetti, si erano perse le tracce, riemerse soltanto nelle scorse ore quando si è appreso che questi era a Bruxelles per una riunione plenaria dei colleghi delle finanze dei 27 dell’Unione Europea. Per discutere di sospensioni del patto di stabilità? No, almeno per il momento, anche se probabilmente si renderà necessario per evitare lo stesso tipo di tracollo sociale avvenuto durante lo shock pandemico di 6 anni fa. No: dicevamo. Un ministro, pagato dai contribuenti Italiani per ridurre le tasse o per distribuire equamente il carico delle stesse, si preoccupa dei tassi: quelli di interesse che competono a Christine Lagarde, presidente della BCE.

Chi scrive, sostiene da sempre l’importanza di un maggiore coordinamento tra autorità decidenti della politica fiscale e monetaria: ma questo richiede un livello di autorevolezza che manca al governo attuale. I motivi? Sono diversi: è stato Giorgetti ad autorizzare a inizio anno l’aumento delle accise sui carburanti che hanno allineato al rialzo benzina e diesel, e adesso si scopre che questo genera un extra gettito; sempre Giorgetti ha dimostrato, nei mesi passati, di volersi occupare più di banche – dal veto su Unicredit alla terzo polo creditizio di MPS – che non di bollette e tariffe, due voci sulle quali potrebbe fare sentire la propria voce come azionista rilevante di Eni e di Enel, imponendo un regime temporaneo di prezzi amministrati o di destinazione di una quota degli utili societari a un fondo per neutralizzare le accise o gli oneri di sistema. Invece nulla di ciò è stato fatto: la montagna degli annunci governativi ha prodotto il topolino di un decreto energia che addossa alla fiscalità generale, ossia al solito ceto medio situato fra i 30.000 e i 40.000 euro annui lordi, il finanziamento degli oneri di sistema per alleviare i redditi isee sotto i 25.000 euro con moltissimi paletti ed eccezioni.

Ecco perché chi non riduce le tasse non ha alcuna autorevolezza per imporre ad altri la riduzione dei tassi. Non è solo un problema di vocale finale. È una questione di premessa iniziale. Paradossalmente, è stato il Presidente Trump a mettere un freno alle speculazione sulle quotazioni del petrolio al barile, ma perché ciò si traduca in tariffe migliori per famiglie e imprese serve un governo che si occupi meno di giustizia giudiziaria e più di giustizia sociale. Ma a oggi ci sembra di NO.

AZ