“Si stanno prendendo tutto. Non si tratta di egemonia culturale, ma lottizzazione del patrimonio culturale”, denuncia. Che è ancora più grave.
Un museo non è una sede di partito, non è un luogo dove misurare rapporti di forza né un premio da assegnare a chi appartiene a una determinata area politica.
È uno spazio che custodisce ciò che siamo stati e soprattutto ciò che consegniamo a chi verrà dopo di noi. È il patrimonio condiviso per eccellenza, la storia, l’identità di un popolo nello svolgersi del tempo.
Quando la politica sceglie le competenze migliori per servire le istituzioni, svolge il proprio ruolo.
Quando invece prevale la logica dell’appartenenza, il rischio è che questo patrimonio smetta di appartenere a tutti e inizi ad apparire come proprietà di qualcuno.
È una tentazione molto antica della politica, e proprio per questo andrebbe contrastata ogni volta che si manifesta.
Perché il patrimonio culturale non appartiene a un governo o ad una fazione, ma alla Repubblica intera.



