Il vertice della Confederazione datoriale e sindacale, che riunisce le PMI di ispirazione Cattolica secondo i principi della Dottrina sociale e della Seconda Possibilità, invita il Governo a riconsiderare i provvedimenti che, a seguito della manovra di stabilità dell’attuale maggioranza parlamentare, autorizzano oltre 120.000 pignoramenti da qui a fine anno: “Saranno colpiti quasi unicamente i Contribuenti già ora tracciabili e in crisi di liquidità incolpevole, aggravando la condizione di “ergastolo bianco” che affligge milioni di famiglie italiane senza che queste abbiano commesso alcun reato”
Una tregua almeno fiscale per quanto riguarda l’ondata di provvedimenti di esecuzione forzosa sui conti correnti, annunciata dall’agenzia delle entrate in attuazione della legge finanziaria per il 2026 approvata dal Governo Meloni e firmata dal Ministro leghista Giancarlo Giorgetti. A proporlo è la Confederazione datoriale e sindacale Confedes: “La situazione è paradossale, tanto che settori della stessa maggioranza governativa, e del partito di appartenenza del ministro Giorgetti, chiedono provvedimenti normativi di correzione e limitazione del potere da loro assegnato al soggetto esattore pubblico con l’approvazione della manovra di bilancio nel dicembre dello scorso anno – commenta il Presidente Ivano Tonoli – Le varie rottamazioni hanno fallito l’obiettivo della pace fiscale, perché sono inadeguate a risolvere il vero problema di fondo che è la carenza endemica di liquidità che colpisce fasce sempre più ampie di imprenditori e professionisti da Nord a Sud. Non è casuale, infatti, che saranno la Lombardia e la Campania, oltre al Lazio, le regioni dove le esecuzioni forzose sono previste in numero maggiore”.
La proposta è quella di una tregua almeno estiva, fino al prossimo 30 settembre, al fine di poter definire una soluzione che permetta al sistema economico reale di lasciarsi alle spalle, in maniera equa e sostenibile, il gigantesco cassetto esattoriale accumulato – soprattutto a seguito degli shock succedutisi dal 2011 a oggi – e di ripartire in uno scenario fiscale non più gravato dai carichi del passato, “altrimenti sarà impossibile una ripresa del mercato interno italiano dal punto di vista della capacità di rilanciare produzione, redditi e consumi aggiuntivi rispetto a quelli delle sole esportazioni le quali, pur crescendo con merito, non riescono a fare uscire i primi tre indicatori dal terreno del segno negativo”.



