Torino, il confine invalicabile tra protesta e violenza

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I fatti avvenuti a Torino al termine del corteo per il centro sociale Askatasuna impongono una riflessione seria e responsabile

TORINO – Le immagini diffuse nelle ultime ore mostrano un agente di polizia accerchiato e aggredito da un gruppo di individui, colpito con calci, pugni e oggetti contundenti. Scene che non possono essere derubricate a momenti di tensione, né ricondotte all’esercizio del diritto di manifestare.

La manifestazione, iniziata come espressione di dissenso, è degenerata in episodi di violenza che hanno provocato feriti tra le forze dell’ordine e danni alla città. È un punto che va ribadito con chiarezza: il diritto alla protesta è tutelato dalla Costituzione, ma perde ogni legittimità nel momento in cui si trasforma in aggressione fisica e distruzione.

Le parole della Presidente del Consiglio, che ha parlato di attacco allo Stato e ha chiesto l’intervento rigoroso della magistratura, si inseriscono in questo quadro. Al di là delle posizioni politiche, è innegabile che colpire un agente nell’esercizio delle sue funzioni significhi colpire un presidio dello Stato di diritto.

Non si tratta di una contrapposizione ideologica, ma di un principio fondamentale di convivenza civile.

In una democrazia matura, la condanna della violenza dovrebbe essere unanime e priva di ambiguità. È necessario evitare letture giustificazioniste o silenzi che possano essere interpretati come minimizzazione di fatti gravi. La tutela delle forze dell’ordine non è una questione di schieramento, ma una garanzia per tutti i cittadini.

Spetta ora alla magistratura accertare le responsabilità individuali, nel pieno rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento, ma con la necessaria fermezza. La certezza della pena e la chiarezza delle decisioni sono elementi essenziali per evitare che simili episodi si ripetano e per ristabilire un clima di fiducia nelle istituzioni.

Quanto accaduto a Torino non deve diventare occasione di scontro politico, ma monito. Il confine tra dissenso e violenza è netto e non può essere superato senza conseguenze. Difendere questo confine significa difendere la democrazia stessa.
Uno Stato credibile è quello che garantisce il diritto di manifestare, ma che allo stesso tempo non tollera l’aggressione a chi è chiamato a far rispettare la legge.

cav. Giuseppe PRETE