Nel periodo compreso tra il 30 dicembre 2025 e il 7 gennaio 2026, il tasso medio di saturazione delle strutture ricettive italiane si è attestato al 47,8%, registrando un incremento pari a 2,6 punti percentuali rispetto allo stesso intervallo dell’anno precedente.
Un’Italia da primato, dunque, che stacca destinazioni quali Grecia, Spagna e Francia.
Una superpotenza turistica senza ombra di dubbio, ma solo per volumi, non per valore. Quando si guarda agli incassi, infatti, il confronto con i principali player europei resta penalizzante.
Secondo i dati più recenti, a fronte di 234 milioni di notti di turisti internazionali, l’Italia registra incassi nettamente inferiori rispetto a Spagna e Francia. Questo perché gran parte del valore economico generato dal turismo italiano non resta sul territorio, ma viene intercettato da piattaforme tecnologiche, software, sistemi di distribuzione e gestione dati sviluppati e controllati principalmente in Paesi extraeuropei.
Un fenomeno che pesa ancora di più in un contesto caratterizzato da offerta frammentata e bassa intensità digitale, soprattutto tra operatori indipendenti, che finiscono per sottostare alle regole di intermediari esteri per vendite, pricing, relazione con il cliente e accesso ai dati.
È proprio per colmare questo divario che nasce TT2 – Travel Tech 2, fondo di investimento internazionale, con sedi in Spagna, Olanda e Italia, specializzato in TravelTech B2B e SaaS, con una missione chiara: intercettare e sostenere startup italiane ed europee capaci di sviluppare soluzioni tecnologiche concrete per la filiera del turismo, riportando valore, competenze e controllo strategico in Europa.
Oggi, una quota significativa della spesa turistica viene assorbita da commissioni, fee di distribuzione, piattaforme di prenotazione, sistemi di gestione e infrastrutture digitali asiatiche e statunitensi. Un esempio per tutti: in Italia, circa il 70% delle prenotazioni è intermediato con quote del 42% per Booking e del 28% per le altre OTA. Quindi solo il 30% delle prenotazioni può essere considerato diretto.
Questo significa meno margini per gli operatori, meno dati proprietari, minore capacità di innovare e differenziarsi. “Il turismo è uno dei pilastri dell’economia italiana, ma continuiamo a comportarci come semplici fornitori di asset fisici – destinazioni, strutture, esperienze – lasciando ad altri il controllo della tecnologia e quindi del valore”, spiega Leonardo Saroni, General Partner di TT2.
“Se la componente digitale resta esterna, la crescita dei flussi non si traduce automaticamente in crescita economica strutturale”.



