a “L’aria che tira” ho assistito a un siparietto, anzi un furioso litigio, fra un tipo di nome De Manzoni, che dicono sia condirettore di un giornale (ed è tutto dire), invitato a un sacco di trasmissioni senza che si riesca a capirne il motivo (forse per qualche strana legge della fisica?), che spara minchiate come un Kalashnikov e Friedman, che non sarà in cima alle mie simpatie personali, ma in questo caso ha fatto un figurone. Nel confronto è apparso un Nobel per l’economia e un campione di ragionevolezza.
Il tema? I dazi e Trump.
Due parole sui dazi. Cominciamo da un esempio: sono un importatore americano di parmigiano reggiano. I miei clienti non si accontentano delle pessima imitazioni americane e lo vogliono originale.
Prima dei dazi giungeva nei miei magazzino al costo di 50 dollari al chilo, dopo dei dazi, lo stesso prodotto giunge, ipotizzando il 20%, a 60. Ovvero dieci dollari in più. Io lo rivendevo a 70 prima dei dazi e nei 20 dollari c’era tutto, dal costo di distribuzione fino all’utile d’impresa. A quanto sarò costretto a rivenderlo dopo l’applicazione del dazio?
Bene, se vorrò garantirmi il vecchio margine, dovrò rivenderlo a 80. Quindi il costo del dazio sarà pagato dal consumatore e diventerà un’imposta surrettizia. Oppure dovrò ridimensionare il margine, venderlo a meno, quindi pagherò un’imposta surrettizia. Oppure dovrò rinunciare a comprarlo.
In questo caso il danno lo riceverà l’economia americana in termini di PIL, il consumatore e l’impresa che rinuncerà a distribuirlo.
Oltre, ovviamente, all’impresa produttrice esportatrice e il paese, nel caso del parmigiano l’Italia, dove quella impresa ha sede. In qualunque caso, il dazio ha fatto danno.
E poi c’è un’altra aspetto: all’applicazione di dazi corrispondono aumenti dei prezzi, ergo dell’inflazione. E un minore potere d’acquisto dei salari.
Ma, d’altra parte, non so quanto consapevolmente, lo ha ammesso lo stesso presidente americano ieri nel discorso sullo stato dell’Unione: “i dazi sostituiranno le imposte sui redditi”.
Lo ha detto veramente. Tornando allo spettacolino a “L’aria che tira”, è così forte il desiderio di slinguare il culo di Trump che De Manzoni è riuscito a litigare nel tentativo di farlo.



