«Il mio percorso ha sfatato un mito: quello secondo cui, se non arrivi presto, allora non arriverai più. Per molto tempo si è pensato che il successo dovesse esplodere in fretta, dentro una certa età, come se il talento avesse una scadenza. Io sono la prova che non è così.
Ho lavorato tanto, passo dopo passo, senza scorciatoie. Eppure faccio fatica a chiamarla semplicemente gavetta, perché ogni esperienza è stata lavoro vero. Ogni ruolo, ogni palco, ogni occasione, anche la più piccola, ha avuto dignità e valore. Nulla è stato inutile.
Il teatro, soprattutto, è stato una scuola straordinaria. Lì ho potuto osare, sbagliare, sperimentare, imparare a stare dentro i personaggi e dentro la fatica del mestiere. È lì che ho costruito una parte fondamentale di me come attrice.
Non ho mai vissuto con l’ossessione della fama. Non era quello il mio pensiero. Volevo riuscire a vivere del mio lavoro, a fare dell’arte non un sogno lontano, ma una quotidianità possibile. Guardavo al presente, al massimo al passo successivo, senza lasciarmi consumare dall’ansia di arrivare.
Poi il riconoscimento è arrivato, e quando arriva dopo tanta strada ha un sapore diverso.
Non è solo gioia: è consapevolezza. È sapere quanto hai attraversato, quanta pazienza hai avuto, quante volte hai continuato anche senza sapere dove ti avrebbe portato tutto questo.
Ogni tanto mi fermo e guardo quello che è accaduto con un sorriso ironico, quasi sornione. Non ho bisogno di clamore per godermelo. Mi basta sapere che ogni pezzo del cammino ha avuto un senso.
La mia storia dimostra che non esiste un tempo unico per realizzarsi. I sogni non hanno una data di scadenza, se continui a coltivarli con serietà, coraggio e amore per il mestiere.»



