Dal 12 al 28 febbraio due esposizioni da non perdere
TORINO – Al museo MIIT di Torino (corso Cairoli,4) ci aspettano nei prossimi giorni due eventi che saranno al centro della proposta artistiche della nostra città; questo per varietà di proposte, ricchezza e bellezza delle stesse e per alcune originalità poco frequenti nel panorama culturale torinese. Si tratta i una doppia inaugurazione, due esposizioni che proponendosi in parallelo nello stesso luogo contribuiranno ad arricchire di nuove conoscenze i visitatori che, ad ingresso libero, potranno visitarle.
“La maschera e il volto”, con Angelo Cucchi e Giuseppe Comazzi e “Sei gradi di separazione” ovvero “ël mond a l’è cit” (il mondo è piccolo) con Doriana Bertino e Luigi Vigna.
Dal 12 al 28 febbraio 2026, con inaugurazione dalle 18 di giovedì 12. Orario visite: dal martedì al sabato 15,30/19,30, Per informazioni: 011/8129776 – 334.313.5903
“Sei gradi di separazione” ovvero “ël mond a l’è cit” (il mondo è piccolo) nasce dall’idea che il mondo sia un “piccolo mondo” in cui le persone sono più vicine di quanto si pensi; un concetto chiave legato alla teoria dei sei gradi di separazione secondo la quale qualunque persona sulla Terra è collegata a qualsiasi altra attraverso una catena di conoscenze e relazioni comuni che non supera in media i sei passaggi.
L’invito dunque è non solo di osservare ma di entrare attivamente i quella invenzione, facendone un’esperienza immersiva, come è sempre quando ci si appresta a visitare la complessità.
Autori Doriana Bertino e Luigi Vigna.
Doriana Bertino si diploma negli anni 70 al Liceo Artistico e in seguito all’Accademia di Belle Arti ed ha avuto la fortuna di conoscere grandi artisti che hanno segnato la sua maturazione artistica, da Francesco Tabusso, i cui preziosi insegnamenti sono fondamentali nella sua formazione, ad Antonio Carena, i cui suggerimenti contribuiscono ad demistificare la creazione artistica, fino a Gilberto Zorio, maestro ed amico, esponente di punta dell’arte povera che le trasmette l’interesse per la ricerca concettuale.
Nella vita professionale è stata per 30 anni scenografa televisiva e ora, da felice pensionata, si dedica pienamente alle passioni per l’arte, la fotografia, il giardinaggio e la cucina.
Oltre all’installazione collettiva sui 6 gradi di separazione, i lavori individuali presentati sono fotografie subacquee o botaniche, elaborate a volte a negativo, dove la fusione di soggetti incompatibili rende surreale la creazione e la forma diventa oggetto della ricerca cromatica.
Alcune mostre personali e collettive in Piemonte sono le principali esposizioni che l’hanno interessata negli anni 2016/2024.
Luigi Vigna – “Luca Givan”. Dal luglio 1973 al settembre 1978 svolge attività di disegno e progettazione edile presso lo studio professionale d’ingegneria civile dott. ing. G. Bruera di Pinerolo (To). Dal 1 ottobre 1978 fino al 31 agosto 2016 funzionario di ruolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Inizialmente e fino al 19/12/2005 presso la Soprintendenza al Museo delle Antichità Egizie di Torino con il ruolo di restauratore conservatore direttore. Successivamente sempre con il medesimo ruolo dal 19 dicembre 2005 fino al 30 settembre 2009 presso la oprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie.
Infine dal 1 ottobre 2009 al 31 agosto 2016 presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze quale restauratore conservatore direttore coordinatore e docente Opd Safs.
Innumerevoli sono gli incarichi e le docenze, come i seminari e gòi approfondimenti formativi; anche un “Corso di conservazione e restauro dei dipinti murali e degli stucchi”.
Componente di alcuni comitati e commissioni è socio artista pittore scultore della “Società Promotrice di Belle Arti di Torino”e, dal gennaio 2005, collaboratore esterno della Scuola per Artigiani Restauratori Maria Luisa Rossi Sermig – Torino.
Infine, dal gennaio 1984 ad oggi (febbraio 2024) persegue l’attività artistica di pittore, scultore e designer quale fondatore della corrente artistica del “Virtualismo materico”.
In “La maschera e il volto” Angelo Cucchi e Giuseppe Comazzi dialogano tra arte contemporanea internazionale e prestigiosi reperti antichi orientali.
‘La maschera e il volto’, curata da Pino Mantovani e Guido Folco, non è solo una mostra di arte contemporanea che presenta opere di pittura, scultura, fotografia, installazioni, ma anche un salto nel passato e nell’affascinante universo dell’arte orientale tradizionale e tribale, in particolare dei territorio dell’Indonesia e delle isole che ne formano l’arcipelago.
Questo, grazie all’esposizione di maschere tipiche di quel territorio, così lontano e misterioso, eppure così vicino, per certi versi, alla cultura occidentale della Commedia dell’Arte. La maschera intesa quindi come elemento decorativo, certamente, ma soprattutto presenza sacrale e ancestrale, Angelo Cucchi, nato nel dicembre del 1949 a Torino è figlio d’arte, suo padre è stato uno scultore intagliatore del legno, antiquario e restauratore e con lui ha imparato il mestiere da giovanissimo.
Il suo interesse particolare per lo spettacolo lo ha spinto verso questa direzione ed è stato assunto alla RAI, Centro di produzione Tv, sede del Piemonte dove si è specializzato come pittore realizzatore e infine scenografo, poi nel tempo, la scelta di dedicarsi alla libera professione.
Ha studiato disegno e decorazione all’Istituto San Carlo in Torino e successivamente scenografia, diplomandosi all’Accademia di Belle Arti Albertina di Torino.
Tra i maggiori scenografi italiani, ricrea con le sue sculture realizzate con elementi di recupero, macchinari futuristici, presenze totemiche, maschere, appunto, del nostro subconscio e della nostra storia.
Si è occupato di scenografia e allestimenti per lo spettacolo, Tv, cinema, pubblicità, teatro e balletto.
Per anni ha praticato “il lavoro dello scenografo”, collaborando specialmente con Eugenio Guglielminetti, Il suo impegno si innesta sulla situazione attuale, del teatro borghese nella sua fase matura, dove il centro è rappresentato dalla messa in scena critica dei testi.
La sua proposta da artista autonomo parte dalla consapevolezza di questo centro, e dal tentativo di far diventare proprio la scena il “personaggio protagonista”, svuotandola degli accidenti descrittivi e narrativi e recuperandone la sostanza di scatola magica, o concentrandola in una “figura” sintetica pressoché antropomorfa, costruita con i residui materiali di ciò che ha costituito l’evidenza del reale, perché no, del reale finto della rappresentazione.
Giuseppe Comazzi, è nato a Lecce il 9 Marzo 1954, diplomato al Liceo Artistico di Torino, vive e lavora a Torino. Fa le sue prime esperienze fotografiche nel 1977 con la lavorazione del film “Anni duri alla Fiat” di Gian Vittorio Baldi. Di questa esperienza esiste documentazione nel settimanale “Giorni” del 20 Aprile 1977 e sul quotidiano “La Repubblica” del 27 Gennaio 1979.
Da sempre fotografo attento e rigoroso nella tecnica, ha invece selezionato una serie di scatti dedicati ai grandi artisti del Novecento, anch’essi “maschere”, quindi, che rientrano nella sua passione per l’incontro, l’amicizia, la condivisone di emozioni, che ha provato anche fotografando grandi maestri e attori del passato e di oggi.
Pratica da sempre è la fotografia: la fotografia come documento del vero, nelle sue forme più varie, e in particolare come registrazione del lavoro in atto o depositato o di verifica visiva e tattile degli artisti, con i quali ha rapporto privilegiato. L’area, però, dove esercita con i risultati più significativi il suo impegno creativo è il ritratto.
I personaggi ritratti da Comazzi appartengano alla categoria dei creativi: su di loro l’occhio vivente dell’osservatore e l’occhio meccanico possono esercitare la presa con certezza di risultati. “Miti visivi per volti sovrani” recitava il titolo di un’altra fra le rare mostre di Comazzi.
Numerosi i servizi e gli spettacoli a cui ha lavorato.
Tra le mostre principali si segnalano: la mostra collettiva della VI Biennale d’arte e vino Langa Roero di Piobesi d’Alba del 2002; le mostre personali ‘Volti sovrani’ con il patrocinio della Fondazione italiana di Fotografia presso l’Enoteca Al Sorij di Torino del 2005 e quella del 2006 alla Trattoria dell’Archivio di Torino; ‘Anime’ del 2013 curata da Ki-gallery di Fulvio Colangelo nell’ambito di ‘FotoMovida’; ‘Frammenti d’amicizia’ del 2016 al Caffè ristoro Barbagusto di Torino.
Nella composizione fotografica dell’autore una bella, cromatica, opera in legno di Angelo Cucchi

Franco Cortese Notizie in un click



