La classe dirigente della destra è scarsa, veramente scarsa, e ha avuto come unico orizzonte quello elettorale”
Marcello Veneziani critica l’area culturale e politica al governo nel corso della sua partecipazione alla terza puntata del podcast gratuito e senza fine di lucro “Diario di cittadinanza. Voci, storie e numeri delle diseguaglianze italiane” promosso dalla Svimez. Nei giorni scorsi il giornalista e scrittore aveva lanciato un dibattito a destra, con un j’accuse su La Verità:
“Da quando è al governo la destra non è cambiato nulla nella nostra vita di italiani, di cittadini, di contribuenti e anche in quella di “intellettuali”, di “patrioti” e di uomini “di destra”.
Tutto è rimasto come prima, nel bene, nel male, nella mediocrità generale e particolare. E perdura anche il clima di intolleranza e censura verso le idee che non rientrano nel mainstream”.
Veneziani nella puntata dei dialoghi Svimez sul Sud (precedente alla polemica con Giuli)spiega di non sentirsi deluso dall’operato dell’attuale coalizione, precisando però che ciò dipende dal fatto di non aver mai nutrito aspettative eccessive: “Non sono deluso, e lo posso dimostrare.
Già prima del voto avevo dato un’indicazione favorevole a questa coalizione, ma avevo detto: non fatevi illusioni. Quando la destra arriverà al governo farà esattamente ciò che si faceva prima, perché non ha il potere per cambiare davvero. Sarebbe licenziata in un attimo se provasse una reale discontinuità con alcuni poteri internazionali e interni. Di conseguenza, non aspettatevi nulla”.
Lo scrittore aggiunge che, proprio per questa consapevolezza iniziale, oggi non può parlare di delusione: “Dopo tre anni posso dire di non essere deluso semplicemente perché non mi ero illuso”.
Veneziani poi rivolge un’ulteriore critica al versante politico di riferimento, sottolineando la mancanza di un progetto di rinnovamento interno.
“Non c’è stato neanche un tentativo di far nascere una classe dirigente adeguata. La classe dirigente è scarsa, veramente scarsa, e ha avuto come unico orizzonte quello elettorale”.
Stefano Baldolini


