L’INPS certifica che, mentre il Governo racconta un Paese in ripresa, i salari reali sono ancora più bassi rispetto al 2022 e a pagare il prezzo più alto sono soprattutto i redditi medio-bassi.
Non basta dire che aumenta l’occupazione, se poi milioni di persone lavorano e restano povere, se uno stipendio non consente più di affrontare l’affitto, le bollette, la spesa o una visita medica.
La crescita dei posti di lavoro non può essere usata come una foglia di fico quando aumentano i contratti fragili, le paghe insufficienti e la distanza tra chi può permettersi tutto e chi deve rinunciare anche all’essenziale.
Dopo aver abolito il Reddito di cittadinanza, la destra aveva promesso formazione, inclusione e lavoro. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: troppe persone sono rimaste senza un’occupazione e senza alcun sostegno, abbandonate mentre il Governo continua a colpevolizzare chi è in difficoltà.
𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗖𝗢𝗠𝗕𝗔𝗧𝗧𝗘 𝗟𝗔 𝗣𝗢𝗩𝗘𝗥𝗧À 𝗖𝗔𝗡𝗖𝗘𝗟𝗟𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗜 𝗣𝗢𝗩𝗘𝗥𝗜, 𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗗𝗜𝗙𝗘𝗡𝗗𝗘 𝗜𝗟 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢 𝗔𝗖𝗖𝗘𝗧𝗧𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗦𝗔𝗟𝗔𝗥𝗜 𝗗𝗔 𝗙𝗔𝗠𝗘.
Servono il salario minimo legale, contratti rinnovati, più tutele, una vera politica industriale e strumenti seri contro l’esclusione sociale. Sono battaglie che il Movimento 5 Stelle porta avanti da anni, spesso in solitudine e contro gli interessi di chi considera i lavoratori soltanto un costo. Per questo non basta indignarsi o lamentarsi: bisogna trasformare il malcontento in forza politica.
𝗦𝗘 𝗩𝗢𝗚𝗟𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗥𝗜𝗠𝗘𝗧𝗧𝗘𝗥𝗘 𝗔𝗟 𝗖𝗘𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗖𝗛𝗜 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗔, 𝗖𝗛𝗜 𝗙𝗔𝗧𝗜𝗖𝗔 𝗘 𝗖𝗛𝗜 È 𝗦𝗧𝗔𝗧𝗢 𝗟𝗔𝗦𝗖𝗜𝗔𝗧𝗢 𝗜𝗡𝗗𝗜𝗘𝗧𝗥𝗢, 𝗗𝗢𝗕𝗕𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗗𝗔𝗥𝗘 𝗣𝗜Ù 𝗙𝗢𝗥𝗭𝗔 𝗔𝗟 𝗠𝗢𝗩𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝟱 𝗦𝗧𝗘𝗟𝗟𝗘.
Perché senza un M5S forte, queste persone continueranno a non avere voce.
Gabriele Lanzi


