Il paradosso energetico italiano: riserve piene, bollette ai massimi

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Al 6 agosto gli stoccaggi italiani di gas erano riempiti al 76,3-76,4%, la media Ue era invece ferma al 57-57,7%, il livello più basso per questo periodo dal 2011. Gli stoccaggi italiani contengono quasi un quarto del gas attualmente immagazzinato nell’Ue.

Eppure il 5 agosto l’elettricità all’ingrosso italiana ha toccato 207,84 €/MWh, il prezzo più alto dal 31 dicembre 2022. Il gas segue lo stesso copione: l’indice italiano è salito a 60,91 €/MWh, oltre il 50% in più rispetto a un anno fa.

Le riserve piene non bastano

Avere gas nei depositi non significa essere immuni dagli shock del mercato. Il prezzo all’ingrosso resta fortemente legato ai mercati europei e internazionali, mentre gli stoccaggi servono soprattutto a garantire disponibilità e flessibilità nei momenti di maggiore domanda.

Le tensioni nello Stretto di Hormuz, la riduzione progressiva delle importazioni russe (con il GNL destinato a essere eliminato entro la fine del 2026 e il gas via tubo entro il novembre 2027) e la concorrenza asiatica sul GNL spot tengono il Ttf (il principale mercato del gas naturale in Europa) sopra i 54-55 €/MWh, circa il 20% in più rispetto a un mese fa.

Solo oggi i contratti future sul mese di settembre hanno guadagnato il 6,53% per superare i 59 euro al MWh, spinti oltre che dal blocco di Hormuz, anche da attività di manutenzione di alcuni giacimenti in Norvegia.

Anche il “cuscinetto” europeo resta esile: gli stoccaggi Ue sono ai minimi dal 2011 e, secondo le previsioni, l’obiettivo dell’80% di riempimento a inizio dicembre, indicato dalla Commissione europea come sufficiente per mettere in sicurezza l’inverno 2026-27, rischia di non essere raggiunto.