Tallulah Studio Art presenta Phillip Toledano, Another England

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MIA Photo Fair BNP Paribas 2026

19 – 22 marzo 2026

Superstudio Più, Milano

via Tortona 27

Another England Book signing

Giovedì 19 marzo ore 15.00 | Tallulah Studio Art | stand E009

tallulahstudioart.com

In occasione della XV edizione di MIA Photo Fair BNP Paribas, che si terrà dal 19 al 22 marzo 2026 a Superstudio Più, Milano, Tallulah Studio Art presenta in anteprima italiana Another England di Phillip Toledano, un progetto dell’artista newyorchese famoso per il raffinato uso dell’IA, che segue Another America, presentato sempre da Tallulah lo scorso anno in Italia.

Another England diventa una nuova lente attraverso cui osservare l’Inghilterra tra memorie collettive e ricordi personali dell’artista. È un lavoro che si muove nella zona morbida fra cronaca locale, favola di campagna e delirio lucido. Il risultato è un’Inghilterra in cui ciò che la memoria collettiva riconosce viene presentato in una forma nuova.

È una riflessione ironica, ma non cinica, che mostra come l’Inghilterra immaginata e quella reale si incontrino spesso nel tentativo di apparire più pittoresche l’una dell’altra.

Toledano ci porta con questo progetto in un territorio dove il plausibile e il fantastico convivono senza litigare. Ogni fotografia è una finestra che si apre su un paradosso: qualcosa che potrebbe essere successo, se solo la realtà avesse permesso un pizzico di creatività amministrativa.

In questo progetto Toledano costruisce un’Inghilterra speculare, un Paese dove l’immaginazione non è evasione ma strumento critico. Ogni fotografia e ogni testo sono un piccolo esperimento sociologico camuffato da favola. Il risultato è una geografia dell’assurdo che sa essere tenera, inquieta, buffa e malinconica allo stesso tempo. Una terra dove tutto è possibile, purché ci sia nebbia al mattino.

È una pecora fluttuante sopra un tronco caduto ad aprire il volume che raccoglie le immagini di Another England. Da lì in poi, ogni animale sembra dotato di un potere momentaneo, come se l’isola avesse firmato un accordo con la fantasia. C’è un cervo che ospita un coniglio sulla schiena, guardando la strada come un portiere notturno.

C’è lo stormo che disegna un cerchio perfetto sopra una brughiera, un portale di piume. E più avanti, gli animali diventano ancora più improbabili: polpi che si aggirano nei canali con la gentilezza di bibliotecari, mucche intrappolate in blocchi di ghiaccio che brillano al tramonto, renne che camminano su laghi gelati come ombre liquide.

Sono creature di un naturalismo alternativo, in cui ogni essere vivente sembra aver trovato il proprio piccolo atto di ribellione quotidiana.

Another Englandgli edifici non sono solo edifici. Sono personaggi.

La cattedrale trasformata in parco acquatico scivola dalla sacralità al divertimento senza un lamento. Gli archi gotici si aprono per accogliere tubi azzurri che serpeggiano come serpi alpine.

Stonehenge diventa una rotonda percorsa da utilitarie frettolose.

Le scogliere bianche portano il volto di una premier trasformata in monumento giudicante.

E nelle profondità rurali, case di cemento a forma di cavalli, pecore e maialini aspettano visitatori come animali immobili al pascolo. Sono costruzioni che guardano l’Inghilterra con la stessa pazienza con cui l’Inghilterra guarda il tempo atmosferico.

Il paesaggio inglese, con la sua bruma e le sue colline mansuete, diventa palcoscenico per una serie di fenomeni che nessun meteorologo vorrebbe spiegare.

Alberi che scoppiano come enormi palloncini arancioni. Cavalli verdi gonfiabili che saltano staccionate con il portamento di creature mitiche in prova generale.

Un sole basso illumina un ufo in fiamme che passa sopra una casa perfettamente calma, come se le invasioni aliene fossero ormai parte del folklore. Una roccia che fuma nel cuore dei campi, come un gigante che si è addormentato male.

Gli oggetti banali assumono ruoli insoliti: lampioni-jellyfish illuminano strade umide, mentre vecchi aerei della RAF dormono nei boschi, arrugginiti ma dignitosi come veterani che hanno dimenticato la via di casa.

Gli esseri umani sono pochi, ma quando compaiono sono sempre al limite dell’incredibile. Una donna si fonde con i suoi cani e diventa una specie di creatura pastorale. Gli abitanti hanno teste di fiori.

Poi arrivano gli spaventapasseri. Non più guardiani dei campi, ma lavoratori ambiziosi. Sono figure poetiche e un po’ tristi: creature fatte di paglia che sembrano usciti da un’antica ballata.

Fra le ultime immagini appaiono pecore e uccelli gonfiabili, parte di un piano turistico — il meraviglioso e disperato “Operation Puff ‘n’ Pose”. L’idea era semplice: se la natura non collabora, gonfiala. Così nei campi sorgono animali di plastica che brillano al sole come sculture portate dal vento.

Un albero diventa un’enorme opera balloon, un cavallo verde rimbalza in un pascolo che sembra un set cinematografico.

Another England è un archivio affettivo di ciò che la terra inglese potrebbe raccontare se si liberasse per un attimo dai suoi obblighi di isola normale.