C’è un’Italia che attende risposte concrete da quasi dieci anni. È l’Italia dei familiari delle 299 vittime del terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016.
Per loro, la giustizia si è rivelata un percorso a ostacoli fatto di sentenze ottenute faticosamente ma rimaste, all’atto pratico, lettera morta.
Nonostante il sisma di Amatrice avesse una magnitudo (6.0) inferiore a quello dell’Aquila del 2009, il bilancio delle vittime è stato quasi identico. Il motivo risiede in gran parte nella fragilità di edifici, alberghi e case vacanza che non hanno retto a un’intensità tutt’altro che imprevedibile.
Eppure, per chi ha perso i propri cari, oltre al danno del lutto si è aggiunta la beffa di una giustizia civile e penale che non riesce a tradursi in ristoro economico.



