L’immigrazione di massa dal Terzo Mondo non risolve la povertà né i problemi demografici dell’Occidente

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Chi arriva si adatta rapidamente ai nostri standard e riduce le nascite, mentre i flussi rappresentano un costo netto per le casse pubbliche, con un consumo di welfare superiore alle tasse versate.

L’unico risultato concreto è un aumento della criminalità, un abbassamento del QI medio e la formazione di enclave che erodono il capitale sociale. La diversità etnica riduce la fiducia e frammenta la società. L’idea che gli immigrati pagheranno le pensioni è un’illusione; la loro maggiore riproduzione porterà a una sostituzione demografica, non a un ricambio ordinato.

Importare popolazioni con un QI medio più basso significa abbassare il potenziale innovativo a lungo termine. Le istituzioni occidentali non sono universali, ma il prodotto di una specifica coevoluzione gene-cultura. Trapiantare masse di persone da contesti diversi diluisce il substrato umano che ha reso possibili le nostre società, portando a più clientelismo e tribalismo.

La favola della tabula rasa è pericolosa: le differenze cognitive e comportamentali sono in gran parte ereditarie. Trattare le popolazioni come intercambiabili è folle. L’immigrazione di massa non arricchisce l’Occidente, lo trasforma in peggio, diluendo il capitale umano e peggiorando la qualità della vita per la maggioranza della popolazione.

L’unica soluzione è invertire la rotta con una remigrazione seria, rimpatriando chi non si integra, delinque o vive di assistenza, come dimostrano politiche efficaci in Danimarca. Difendere la nostra identità non è odio, ma un dovere verso le future generazioni per evitare il tradimento del nostro patrimonio e il suicidio della nostra civiltà.

Leonardo Facco