
Delle due, una: o Giorgia Meloni mente sapendo di mentire, e racconta un Paese che non esiste sperando che gli italiani ci caschino ancora, o peggio ancora, è ormai completamente dissociata dalla realtà, convinta della sua propaganda e delle sue bugie, a dispetto di ciò che la circonda.
Lo diciamo senza un filo di ironia, sia chiaro, mettendo in fila le sue risposte al “premier time” di ieri al Senato.
Parla di un governo che ha diminuito le tasse, quando invece la pressione fiscale in Italia ha raggiunto il 43,1%, record assoluto dal 2014 a oggi.
Parla di un Paese in cui l’occupazione cresce, nel giorno in cui Electrolux ha annunciato il licenziamento di 1700 dipendenti in una volta sola, col prode ministro Adolfo Urso che in tutta risposta è andato a presentare l’ennesimo francobollo anziché parlare con gli operai terrorizzati davanti ai cancelli delle fabbriche.
Parla di crescita economica e di borse che volano, come se fossimo nel mezzo di un boom economico, nel Paese che cresce meno in Europa, e che sarebbe in recessione tecnica da tre anni se non ci fosse stato il Pnrr, e che con ogni probabilità lo sarà il prossimo anno se non finisce la sciagurata guerra in Iran architettata dagli “amici di Giorgia” Trump e Netanyahu.
Parla di conti in ordine, a pochi giorni di distanza dal fallimento dell’obiettivo di uscire dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo e nel giorno in cui il nostro rapporto debito/PIl diventa il peggiore d’Europa, superando quello greco. L’editoriale completo è nel primo commento, al solito.
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