Vanno fermati

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Se le notizie che vengono dagli USA e riportate dal Washington Post venissero confermate, Trump starebbe preparando un provvedimento per imporre lo stato di emergenza e tendente a modificare le regole in vista delle elezioni di “midterm”.

Si tratterebbe di una vera e propria sospensione, a suo favore, della democrazia americana.

I sondaggi sono molto sgradevoli per Trump e se si realizzassero nelle urne, il tycoon si troverebbe contro la Camera (sicura), ma forse anche il Senato. Con la spada di Damocle degli Epstein files, un eventuale “impeachment” non è ipotesi peregrina.

Per evitare il rischio, secondo le rivelazioni del WP, Trump sarebbe disposto ad attuare un vero e proprio golpe. Questo avviene mentre in Italia si sta parlando di modifiche costituzionali e cambio della legge elettorale.

Trump è la versione americana e più importante della Meloni, la pensano nella stessa maniera, parlano la stessa lingua, amano l’autoritarismo, non hanno rispetto degli oppositori e di chi la pensa in maniera diversa. Entrambi odiano i giudici, entrambi pensano che la investitura popolare li autorizzi a fare ciò che vogliono.

Per loro la Costituzione è un fastidioso orpello, la magistratura è un ostacolo e va ridimensionata e punita.

La modifica costituzionale richiesta con il referendum non c’entra nulla con la separazione delle carriere, neppure con il miglioramento della giustizia, ma obbedisce esclusivamente alla esigenza di “normalizzazione” dei magistrati. A quelle modifiche, se vincesse il sì, seguirebbero altri interventi, già promessi.

La polizia giudiziaria rimessa agli ordini del governo, per esempio. Oggi si è parlato di un elenco dei reati prioritari, decisi dal parlamento, ergo dal governo, da sottoporre ai magistrati. Immaginate dove finirebbero le indagini sulla corruzione.

Giancarlo Selmi