Draghi: ora noi europei “siamo soli insieme”, agli Usa “rispondere assertivamente”

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Gli Stati Uniti, “il partner da cui ancora dipendiamo è diventato più conflittuale e imprevedibile. L’Europa ha cercato la negoziazione e il compromesso. Per lo più non ha funzionato. Una postura pensata per de-escalare sta invece invitando ulteriore escalation.

Per ora, l’Europa ha bisogno della capacità di rispondere in modo più assertivo per riportare la partnership su basi più eque”. L’avvertimento è dell’ex presidente della Bce ed ex primo ministro italiano Draghi, in occasione del confermento del Premio Carlo Magno da parte della città tedesca di Aachen (Aquisgrana) per i meriti nel campo dell’integrazione europea.

L’intervento è stato accolto da un lunghissimo applauso, ad alzarsi in piedi tra gli altri il presidente tedesco Friedrich Merz, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, Christine Lagarde, che oggi governa la Banca centrale europea che ebbe al vertice lo stesso Draghi nei duri anni della crisi dell’euro, dei primi ministri di Albania e Grecia Edi Rama e Kyriakos Mitsotakis.

“Non voglio fingere che il futuro dell’Europa sia facile. La pressione sul nostro continente è profonda e si fa sempre più pesante di mese in mese. Ma questo non è solo un momento di pericolo. È anche un momento di rivelazione. Le forze che ora mettono alla prova l’Europa stanno realizzando ciò che decenni di pace e prosperità non sono riusciti a fare: stanno costringendo gli europei a riconoscere, ancora una volta, ciò che hanno in comune e ciò che sono disposti a costruire insieme. Questo dovrebbe infonderci fiducia. Dovrebbe anche renderci lucidi riguardo alla portata del compito che ci attende”, ha proseguito Draghi.

“In un mondo in cui le alleanze sono in continua evoluzione”, spiega l’ex premier, “ogni dipendenza strategica deve ora essere riesaminata. Per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli insieme. L’Europa sta reagendo a questa nuova realtà. Ma lo sta facendo all’interno di un sistema che non è mai stato concepito per affrontare sfide di questa portata”.”Per la prima volta dal 1949″ c’è “la possibilità che gli Usa non possano più garantire la nostra sicurezza alle condizioni che un tempo davamo per scontate. Né la Cina offre un punto di riferimento alternativo”, ha aggiunto.

Difatti, “l’azione al livello dei ventisette spesso non riesce a fornire ciò che il momento richiederebbe. Il risultato è un’azione che può risultare talmente inadeguata alla portata della sfida da diventare peggio dell’inazione. Dobbiamo spezzare questo ciclo. I paesi che sentono il peso di questo momento in modo più acuto, e capiscono che la finestra per l’azione non rimarrà aperta indefinitamente, devono essere liberi di andare avanti. Questo è ciò che ho chiamato federalismo pragmatico.”