Il Presidente americano Donald Trump, artefice con il Premier Israeliano Netanyahu dell’operazione militare contro il regime islamista di Teheran, pur premettendo che non si tratterà di una guerra lampo, ha indicato una traiettoria temporale di un mese, nel corso del quale presumibilmente gli attacchi verso obiettivi militari ed energetici saranno accompagnati da un retroterra di esercizio diplomatico con il decapitato Stato degli Ayatollah
La vera partita è concentrata sul controllo dello stretto di Hormuz, dal quale transita il 30 per cento delle fonti fossili destinate all’Occidente oltre a una quota strategica del commercio mondiale di beni industriali e materie prime: l’intervento di Washington e Tel Aviv è sorto anche con l’orientamento a sottrarre questo fondamentale canale marittimo, di ampiezza pari a 33 chilometri, agli umori dei gruppi controllati dalle componenti arabe più estremiste e radicali.

Il vertice repubblicano e del movimento Maga, al giro di boa del primo anno pieno del suo secondo mandato non consecutivo alla Casa Bianca, è determinato a portare al proprio attivo, entro la primavera, una serie di significativi risultati sul piano dell’immagine politica personale e del mantenimento della promessa programmatica, al proprio elettorato popolare, di abbattere l’alto livello di costo della vita che, nella campagna presidenziale dell’autunno 2024, era riuscito ad attribuire alla responsabilità delle politiche economiche dell’amministrazione Biden/Harris.
Se sul primo versante l’obiettivo può dirsi raggiunto grazie alla eliminazione fisica della Guida suprema Khamenei, erede politico e religioso di Khomeini che portò l’islamismo teocratico al potere nel 1979 spodestando la dinastia dei Reali di Persia, è sul secondo versante che la strada appare decisamente più in salita per Trump: la politica daziaria, pensata con l’obiettivo di favorire processi di reindustrializzazione nelle vaste contee di cui si compongono gli States e di riportare in pareggio la bilancia commerciale estera nazionale, si è tradotta in aumenti di prezzi al dettaglio senza culminare negli attesi record di investimenti e occupazione. In tale contesto, una ulteriore impennata della spirale inflattiva da costi potrebbe mettere una seria ipoteca sui sondaggi già oggi non favorevoli ai Repubblicani nelle elezioni di medio termine del prossimo novembre, esiti a cui Trump stesso guarda con assoluta attenzione per poter puntellare il proprio mandato alla Presidenza statunitense fino al 2028 con l’ambizione – perché no? – a un terzo mandato.

In tale contesto, e mentre il conflitto vede estendere i propri cerchi concentrici fino a Cipro, lo Stato che detiene la guida di turno semestrale dell’Unione Europea e dove sorgono le basi militari britanniche utilizzate dalla coalizione statunitense contro Teheran, l’Italia resta relegata a un dibattito politico polemico dai connotati assolutamente domestici a seguito della vicenda di cui a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, è stato protagonista, proprio malgrado, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, appena rientrato a Roma su uno speciale volo di Stato, per affrontare un dibattito parlamentare nel quale le opposizioni sono orientate a insistere su una richiesta di dimissioni certamente priva di seguito.
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