Benedetta Capelli – Città del Vaticano
Presenza e custodia sono dimensioni inseparabili: non si custodisce senza esserci, e non si è presenti senza assumersi la responsabilità dell’altro.
Sono due le parole chiave – presenza e custodia – che guidano la riflessione di Papa Leone nell’udienza stamani 12 marzo in Sala Clementina ai partecipanti alla quarta edizione della “Cattedra dell’accoglienza” dedicata al tema “Giovani e Chiesa. Accoglienze che generano appartenenza”. Un evento culturale e formativo che si conclude domani a Sacrofano, in provincia di Roma, nato dalla Fraterna Domus per promuovere la cultura della solidarietà e del dialogo insieme ad altre realtà ecclesiali e sociali, con la collaborazione della Pontificia Università Lateranense.
In ascolto dei giovani
Il Pontefice ricorda che la vocazione cristiana genera comunione e che questa nasce dalla capacità di accogliere gli altri, “offrendo ascolto, ospitalità e assistenza”. Tutto parte dalla relazione che, se vera, è capace di diventare esperienza comunitaria. I giovani in particolare anche “in un tempo attraversato da profonde trasformazioni culturali e sociali” sono, afferma il Papa, “il futuro della società e della Chiesa”, “ne costituiscono già il presente vivo e generativo”.
Le loro domande e le loro inquietudini, infatti, invitano a rinnovare lo stile dei nostri rapporti. Accogliere persone giovani significa, anzitutto, mettersi in ascolto delle loro voci, incrociare i loro sguardi e riconoscere che, nelle loro esistenze e nei loro linguaggi, lo Spirito continua a operare e a suggerirci percorsi rinnovati di presenza e custodia.
Punti di riferimento stabili
Presenza e custodia, sottolinea Leone XIV, concorrono a illuminare il senso cristiano dell’accoglienza. Fin dalla nascita ogni persona si confronta con realtà come la famiglia, la scuola e il lavoro, “spazi di elezione identitaria il cui compito primario è delineato proprio dalla presenza”.
Essere presenti nella vita degli altri significa condividere tempo, esperienze, significati, offrendo punti di riferimento stabili nei quali gli altri possano riconoscersi e crescere.
Non un Dio a misura
A volte i punti di riferimento possono sfuggire, guardando a Maria e Giuseppe che perdono Gesù al tempio, si comprende che “la presenza dell’altro non è un automatismo, ma l’esito di una ricerca costante”. Perdere qualcuno a cui si è legati spesso fa scoprire la preziosità di quella presenza. Accade anche nella vita di fede, a volte si dà per scontato Gesù finché all’improvviso “sembra che Egli non sia più dove lo abbiamo lasciato”.
Allora, sottolinea il Papa, “siamo chiamati a cercarlo con fiducia, con il coraggio di percorrere strade inesplorate, guardando il mondo con occhi nuovi, carichi di speranza”.
In questo modo si smetterà di cercare un Dio a propria misura per incontrarlo dove Egli abita. Cercare Gesù significa, dunque, passare dalla sicurezza delle nostre convinzioni alla responsabilità dell’incontro, imparando a vedere e ad accogliere la presenza di Dio che è sempre “oltre”.
Preservare i fragili
Papa Leone invita poi a guardare a San Giuseppe, al suo essere presenza e custode della famiglia, capace di stare accanto, rispettando le scelte e prendendosi cura dell’altro.
Anche la famiglia umana è chiamata a preservare ciò che le è stato affidato: le relazioni, il creato, la vita delle sorelle e dei fratelli, soprattutto di coloro che soffrono e sono più fragili.
Educatori ed educatrici dell’accoglienza
“Due lampade” vengono così consegnate dal Pontefice alla Cattedra dell’accoglienza: la presenza e la custodia; lampade che illuminano e aprono a “sentieri di santità, in una prospettiva mai autoreferenziale, sempre relazionale e fraterna”, come suggerisce la Fratelli tutti.
Vi ringrazio per il vostro impegno silenzioso e discreto. Vi incoraggio a essere educatrici ed educatori dell’accoglienza. Coltivate il carisma dell’accoglienza nell’ascolto dello Spirito Santo, il cui frutto, ci dice San Paolo, «è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22). Così potrete continuare a generare insieme ambienti capaci di promuovere il bene e la fraternità nella comunità cristiana e nella società.



