Il titolare dello strategico dicastero del governo Rama, nel corso della più recente riunione plenaria del Parlamento albanese, ha deliberato quelli che saranno i verificabili benefici occupazionali derivanti dalle attività della società statale partecipata Kayo, preposta allo sviluppo di partenariati di altissimo livello tecnologico, istituzionale e professionale per la rivitalizzazione degli ex stabilimenti della manifattura militare del Paese delle Aquile
(Fonte: agenzia Ata) La riqualificazione dell’industria militare, e l’allineamento della stessa ai parametri e obiettivi minimi della Nato e dell’alleanza euro/atlantica, vengono gestiti dal Governo Rama come un fattore di ripresa di intere filiere industriali complesse e di creazione di opportunità occupazionali stabili e forti. Lo ha ribadito il Ministro della Difesa, onorevole Ermal Nufi, dichiarando, nel corso della sezione plenaria dei lavori parlamentari, che “i benefici per il nostro Paese, derivanti dalla cooperazione con aziende straniere nel settore della Difesa, dovrebbero tradursi in oltre mille posti di lavoro per i nostri concittadini e in profitti fino a 400 milioni di euro netti. Le aziende private, con cui la società partecipata statale Kayo sta instaurando una collaborazione, sono specializzate nella produzione di munizionamenti”.
“I Paesi nostri vicini – ha proseguito l’onorevole Nufi – vantano la generazione di complessivi 5 miliardi di euro netti annui di profitto dall’industria militare, oltre alla circostanza che le Forze armate dispongono di Riserve garantite per la Sicurezza nazionale. Sarà naturalmente un’attività svolta con partners privati, ovviamente perché investiranno capitali; finora il budget statale assegnato a Kayo è di 3 milioni di euro, pertanto tutti gli altri investimenti per le quattro società appositamente create, proverranno sicuramente da capitali non pubblici. L’azienda statale produttrice di munizionamenti concorre al rafforzamento e alla modernizzazione dell’Esercito, secondo le migliori buone prassi in uso presso i nostri Alleati. Quella militare, infatti, è una industria complessa, che come tale è assoggettata a procedure legali complesse e riconosciute a livello internazionale e regolate da Stati”.



