Il Parlamento europeo ha votato per mettere a tacere le organizzazioni per la protezione degli animali

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L’industria zootecnica mantiene il suo accesso, mentre 300 milioni di animali restano nelle loro gabbie

Bruxelles – Il Parlamento europeo ha votato la relazione della commissione Agricoltura su “Come garantire un futuro sostenibile per gli animali allevati dell’UE”, adottando la risoluzione del 30 aprile 2026, in un contesto di crescenti preoccupazioni per l’equilibrio democratico e il ruolo della società civile nel processo decisionale dell’UE.

Una disposizione controversa, il paragrafo 10 della relazione, invita la Commissione europea a interrompere i finanziamenti alle organizzazioni non governative (ONG) che svolgono attività di lobbying sul benessere degli animali e ad aumentare i requisiti di trasparenza finanziaria specificamente rivolti a queste organizzazioni. Il testo chiede un registro pubblico dei finanziamenti alle ONG ed esprime preoccupazione per l’utilizzo di fondi UE da parte di organizzazioni che svolgono attività di advocacy sul benessere degli animali.

Il documento esorta inoltre la Commissione a interrompere i finanziamenti alle ONG ritenute responsabili di “attività di lobbying mirate” e di promozione di quella che viene definita “un’immagine fuorviante, militante e ideologica” dell’allevamento in Europa.

Tuttavia, il paragrafo 10 non applica requisiti di trasparenza equivalenti a tutti gli attori del processo decisionale. I gruppi di pressione del settore, che operano senza finanziamenti UE e godono di un accesso e di risorse significativamente maggiori, non sono soggetti allo stesso controllo. Ciò crea uno squilibrio strutturale nel trattamento delle parti interessate nel processo decisionale dell’UE: secondo un’analisi di 708 verbali di riunioni pubbliche presenti nel Registro per la trasparenza della Commissione europea, i commissari responsabili del benessere animale e delle relative politiche hanno incontrato i rappresentanti dell’industria zootecnica oltre 46 volte tra dicembre 2024 e marzo 2026, a fronte di soli 7 incontri con organizzazioni per il benessere animale.

Il termine “gabbia” non compare in nessuno degli argomenti trattati nelle riunioni registrate.

Il rapporto, redatto dall’eurodeputato Carlo Fidanza (ECR), non menziona l’Iniziativa dei cittadini europei “End the Cage Age”, che ha raccolto 1,4 milioni di firme per chiedere il divieto delle gabbie.

Non considera inoltre i 190.063 cittadini che hanno risposto alla consultazione pubblica della Commissione, così come il procedimento della Corte di giustizia dell’UE per inerzia della Commissione nella pubblicazione di proposte per una transizione cage-free progressiva e graduale.

In 37 pagine sul futuro dell’allevamento nell’UE, i cittadini di fatto non esistono.

Nel frattempo, si stima che 300 milioni di animali siano ancora rinchiusi in gabbie in tutta l’Unione europea. Il divieto delle gabbie era stato promesso quattro anni prima, ma non era stato attuato. La Commissione ha tenuto 46 incontri con l’industria e solo 7 con le organizzazioni che si battono per i diritti degli animali. Il voto ha ulteriormente aggravato questo squilibrio, tagliando i fondi alla parte più debole.

Il rapporto afferma che gli standard sono i più elevati al mondo, mentre la stessa Commissione viene citata in giudizio dinanzi alla Corte di giustizia europea per non aver mantenuto gli impegni presi in merito al divieto delle gabbie, con 300 milioni di animali ancora tenuti in gabbia.

“Questa votazione riguarda chi ha il diritto di parlare a nome degli animali a Bruxelles. L’industria non ha mai avuto bisogno di finanziamenti europei per far sentire la propria voce, avendo già spazi di accesso, lobbisti e alleati politici. Le organizzazioni che rappresentano i cittadini che hanno chiesto il divieto delle gabbie invece sì.

Il Parlamento ha deciso che la democrazia per gli animali non vale”, ha dichiarato Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia.