Istat: dal 2019 i salari hanno perso 8,6% di potere d’acquisto, recupero a rischio

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“Le pressioni al rialzo sul mercato dei beni energetici, generate dal conflitto in Medio Oriente, e la conseguente crescita dell’inflazione potrebbero, a seconda della persistenza di tale scenario, rallentare la fase di recupero o addirittura determinare un nuovo periodo di perdita del potere di acquisto”

Lo scrive l’Istat nel rapporto annuale che registra come le retribuzioni contrattuali nel 2025 abbiano portato, per il secondo anno, a un recupero in termini reali ma rimanga una perdita di potere d’acquisto dell’8,6% dal 2019. Anche nel ceto medio, il 16,1% delle famiglie dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà”.
Prospettive economiche condizionate da tensioni geopolitiche

Lo scenario previsivo per l’Italia “resta caratterizzato dalla prevalenza di rischi al ribasso, ma le stime più recenti dei principali previsori italiani e internazionali indicano comunque il mantenimento di un ritmo di crescita simile a quello osservato nel 2025”.

Le prospettive economiche per il 2026 “sono condizionate dall’aggravarsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che hanno determinato negli ultimi mesi una forte risalita dei prezzi energetici, oltre 120 dollari al barile il Brent ad aprile, e una ripresa delle pressioni inflazionistiche.

Il clima di fiducia dei consumatori ha subito un forte peggioramento a partire da marzo, mentre le imprese sembrano prefigurare una maggiore resilienza, mostrando però anch’esse un deterioramento della fiducia ad aprile”.

Le previsioni più recenti per il 2026 hanno rivisto fortemente al ribasso la crescita del Pil in Italia. In particolare, la Banca d’Italia e il ministero dell’Economia e delle Finanze stimano una crescita del Pil, rispettivamente dello 0,5 per cento e dello 0,6 per cento, e il Fmi dello 0,5 per cento.