Strategia PMI 2030, approvata la bozza che aumenta gli aiuti in Albania

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Il Governo Rama ha adottato la strategia pluriennale, che entrerà in vigore da quest’anno con effetto fino a tutto il 2030, attraverso la quale saranno mediamente aumentati gli aiuti e i piani di sostegno per le micro e piccole e medie aziende, operanti nei vari settori merceologici, al fine di consentire la piena convergenza delle stesse – senza sovra costi iniziali – agli standards del mercato comune europeo e di una platea di molte decine di milioni di consumatori

Nel caso specifico, il provvedimento, che sarà successivamente sottoposto all’assemblea parlamentare per la votazione finale, indica le aree tematiche prioritarie entro le quali si dovranno collocare le risorse, statali proprie e dei donatori internazionali, assegnabili alle Imprese minori e meno bancarizzate ma con progetti e piani di business a elevato tasso di sviluppo

La Ministra Delina Ibrahimaj 

(Fonte: ufficio stampa) Il Ministero dell’Economia e dell’Innovazione, diretto dalla Ministra Delina Ibrahimaj, ha avviato a consultazione pubblica il Documento programmatico per le piccole e medie imprese (PMI) per il periodo fra il 2026 e il 2030. Si trattava di un pacchetto strategico che prevede tre pilastri principali di sviluppo, undici obiettivi specifici e 25 misure prioritarie per la trasformazione strutturale del settore entro la fine del decennio, che dovrebbe coincidere con la definitiva adesione del Paese delle Aquile all’Unione e al mercato comunitario della UE.

Il documento si propone di aumentare la produttività e la competitività delle micro e PMI, che costituiscono la base dell’economia albanese, orientando le stesse verso innovazione, digitalizzazione e una maggiore integrazione nei mercati continentali e globali: “Gli interventi previsti non sono frammentari, ma si basano su un approccio integrato in cui lo sviluppo delle capacità imprenditoriali, il miglioramento del contesto operativo e il rafforzamento dell’accesso ai finanziamenti sono considerati parte di un unico sistema politico amministrativo – viene spiegato nella strategia – I tre pilastri principali del documento sono: il rafforzamento delle capacità delle PMI, il miglioramento del clima imprenditoriale e del quadro normativo, e l’ampliamento dell’accesso ai finanziamenti e degli strumenti a sostegno degli investimenti e della crescita dimensionale media”.

In questo contesto, le 25 misure prioritarie del documento “si concentrano su aree macro di sviluppo della categoria delle micro e PMI. Tra queste figurano l’aumento delle competenze imprenditoriali e del capitale umano, la promozione dell’innovazione e dell’economia della conoscenza, l’accelerazione della trasformazione digitale e dell’applicazione delle tecnologie di Industria 4.0, e il miglioramento degli standards e delle certificazioni in linea con i requisiti dell’Unione europea”.

Il documento indica poi “un sostegno alla transizione verso un’economia verde e circolare, facilitando l’accesso ai finanziamenti e agli strumenti finanziari alternativi, rafforzando l’educazione finanziaria degli imprenditori e sviluppando meccanismi per la ristrutturazione e il risanamento delle imprese”. Viene infine indicata “l’internazionalizzazione delle PMI, attraverso un maggiore accesso ai mercati e una maggiore integrazione nelle catene del valore produttivo e commerciale europeo. Nella pratica, vengono attuati i requisiti del capitolo 20 su “Imprese e politiche industriali”. Il processo di consultazione pubblica mira a coinvolgere imprese, istituzioni pubbliche, mondo accademico e partner allo sviluppo”, conclude Ibrahimaj.

L’attuazione del documento sarà coordinata dal Ministero dell’Economia e dell’Innovazione, in collaborazione con le Istituzioni competenti e con gli Enti preposti, mentre l’impatto finanziario stimato ammonta a circa 330.000 euro, fondi che serviranno da effetto/leva e che saranno coperti dai bilanci istituzionali e dai partners per lo sviluppo. “Le piccole e medie imprese formano il pilastro principale dell’economia albanese, rappresentando circa il 99 per cento del numero totale delle Aziende attive nel Paese, assorbendo l’ottanta per cento dei posti di lavoro”, precisa la statistica del Documento.