Il geometra Vincenzo Pellegrino, consigliere comunale di maggioranza del capoluogo della Granda e stimato libero professionista, ha affidato a un proprio lungo post sui social media, molto seguito e commentato, la segnalazione di gravi disagi patiti da contribuenti totalmente tracciabili, titolari di importanti attività aziendali con ricaduta occupazionale nei territori locali, ma raggiunti da provvedimenti forzosi varati dall’agenzia delle entrate/riscossione in applicazione delle normative autorizzate dal ministro Giancarlo Giorgetti (Lega Salvini) e dal Viceministro Maurizio Leo (fratelli d’Italia) con la legge di stabilità e di bilancio per l’anno in corso, approvata dalla coalizione di centrodestra al governo oramai dal 2022
A nulla sono valse le segnalazioni meritoriamente giunte a inizio anno 2026 da Vincenzo Pellegrino, consigliere comunale di maggioranza della lista civica Centro per Cuneo: che i nuovi pignoramenti, per come disciplinati dalla manovra del leghista Giorgetti, si sarebbero manifestati in tutta la propria aggressività, ciò era evidente fin dall’inizio per chi fosse stato un minimo addetto ai lavori. “Adesso – commenta Pellegrino su facebook – quel paradosso si è materializzato, prendendo il volto di un amico, di un imprenditore serio e stimato, una persona che non ha mai nascosto un euro e che ha sempre presentato regolarmente le dichiarazioni dei redditi. Non siamo di fronte a un evasore totale, al contrario parliamo di un contribuente trasparente e perfettamente visibile allo Stato”.

Da qui l’assurdo che diventa tristissima realtà avallata dalla legge; “Oggi questo imprenditore si ritrova con i conti correnti bloccati, incluso quello su cui passa il mutuo della propria attività, e con il pignoramento della quota di affitto di un immobile cointestato. Tutto questo per un debito di circa 24.000 euro”. La vera assurdità è però un’altra, “e sta nel fatto che il blocco simultaneo e totale della liquidità sta generando un danno infinitamente superiore al debito stesso, innescando un corto circuito pericolosissimo per la sopravvivenza stessa della struttura aziendale ingiunta e colpita dal provvedimento forzoso. Quando si azzera la cassa di una ditta individuale, non si colpisce solo il debitore, si distrugge un intero micro/ecosistema, fatto di relazioni familiari e di dipendenti assunti a tempo indeterminato, impossibilitati a ricevere gli stipendi occorrenti al sostentamento dei coniugi e dei figli”.

Il tutto porta alla “beffa finale: togliendo ogni risorsa vitale all’attività, lo Stato rende impossibile al Contribuente pagare le rate delle definizioni agevolate, o aderire ai nuovi piani di rientro previsti dalla legge. Tutto per una temporanea crisi di liquidità la cui causa non è una condotta elusiva, ma un classico “effetto domino” causato da ingenti crediti commerciali mai incassati da Clienti entrati in procedure fallimentari. Chi fa impresa – prosegue Pellegrino – conosce bene questo calvario, fatto di spese legali anticipate e di istanze costose. Se lo Stato deve dare a te, i tempi sono biblici; se tu devi dare allo Stato, l’azione coattiva è violenta, immediata e raddoppiata da sanzioni, interessi e aggi di riscossione. Con buona pace della Pace fiscale. Distruggere una struttura sana per 24.000 euro non è lotta all’evasione, è miopia economica. Credo questo possa diventare un argomento importante da discutere in Consiglio Comunale a Cuneo”.



