Turismo, oltre il 70% dei lavoratori sotto la soglia di povertà

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Quasi la metà dei lavoratori occupati nel settore terziario è working poor. È quanto emerge dallo studio “Focus sul lavoro povero” della Filcams Cgil che ormai da anni pone l’attenzione sul settore del commercio, servizi e turismo, motore del mercato del lavoro.

All’interno del macro settore emerge un’ampia articolazione: la situazione peggiore si registra nel turismo dove il 71,22% resta sotto la soglia di povertà, percentuale che al sud e nelle isole interessa quattro lavoratori su cinque.

Quasi la metà dei dipendenti occupati nel settore terziario, precisamente il 47,51%, è composta da lavoratori poveri, i quali percepiscono una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro, soglia di povertà salariale (pari al 60% della retribuzione mediana), che sale a 14.800 euro per chi ha lavorato almeno dodici settimane nell’anno.

Al sud, oltre tre lavoratori occupati nel terziario su cinque sono considerati working poor.

La ricerca è stata condotta su un campione di circa 6,3 milioni di persone, per le quali si dispone delle informazioni necessarie alla ricostruzione della distribuzione dei redditi da lavoro dipendente.

Nell’indagine si fa riferimento a una nozione di lavoratore povero, la cui retribuzione annua risulti pari o inferiore al 60% della retribuzione annua mediana nazionale, corrispondente a 13.950 euro annui per chi ha almeno una settimana lavorata, e a 14.800 euro annui per chi ha almeno 12 settimane lavorate.