Mattarella può “fermare” la nuova legge elettorale?

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Che cosa può fare Mattarella

Il primo punto da chiarire è che, al momento, Mattarella non ha davanti a sé una legge da firmare o da rinviare. La riforma è ancora in discussione in Parlamento e per essere approvata dovrà ottenere il via libera sia della Camera che del Senato nello stesso testo. Il presidente della Repubblica ha il potere di rinviare le leggi al Parlamento per un secondo esame, ma l’articolo 74 stabilisce che questo potere può essere esercitato solo dopo l’approvazione definitiva di una legge, prima della promulgazione. In quel momento il presidente della Repubblica può chiedere alle Camere una nuova deliberazione, con un messaggio motivato.

Se però il Parlamento approva di nuovo la legge, il capo dello Stato deve promulgarla.

Prima dell’approvazione definitiva, il capo dello Stato può intervenire solo in modo informale. «Il presidente della Repubblica può far arrivare le proprie osservazioni al governo e alla maggioranza attraverso canali informali: è quella che viene chiamata moral suasion», ha spiegato a Pagella Politica Giovanni Guzzetta, professore di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. Ma non si tratta di un potere formale di blocco della legge.

Dopo l’approvazione definitiva, il rinvio alle camere resta un’ipotesi da valutare con cautela. Come ha spiegato a Pagella Politica Salvatore Curreri, professore di Diritto pubblico all’Università “Kore” di Enna, «dalla presidenza Ciampi il rinvio è usato soprattutto nei casi di “manifesta incostituzionalità”». Quando invece i profili di incostituzionalità sono dubbi, secondo Curreri, Mattarella tende a promulgare la legge, lasciando eventualmente alla Corte costituzionale il compito di intervenire. È quanto accaduto, per esempio, con l’Italicum, la legge elettorale promossa dal governo Renzi e approvata nel 2015 per la Camera dei deputati. Mattarella la promulgò, e nel 2017 la Corte costituzionale ne dichiarò incostituzionali alcune parti.

Il premio di maggioranza

Le critiche sollevate da Più Europa toccano alcuni nodi già affrontati in passato dalla Corte costituzionale, ma secondo i costituzionalisti sentiti da Pagella Politica non tutti hanno lo stesso peso e risulta improbabile che Mattarella possa intervenire.

Il primo nodo riguarda il premio di maggioranza. Secondo Più Europa, con la nuova legge una coalizione con circa il 42 per cento dei voti potrebbe ottenere una maggioranza di seggi tale da alterare il rapporto tra consenso elettorale e rappresentanza parlamentare. La Corte costituzionale si è già pronunciata in passato su meccanismi simili. Nel 2014 ha bocciato il premio di maggioranza previsto dal Porcellum, la legge elettorale approvata nel 2005 durante il terzo governo Berlusconi.

In quel caso, però, il premio veniva assegnato senza una soglia minima di voti: anche una lista o coalizione con un consenso relativamente basso poteva ottenere automaticamente la maggioranza dei seggi. Questo precedente non significa però che ogni premio di maggioranza sia incostituzionale. Un altro caso importante è il già menzionato Italicum, che prevedeva un premio alla lista che avesse ottenuto almeno il 40 per cento dei voti al primo turno. Nel 2017 la Corte costituzionale non ha bocciato questo meccanismo, ritenendo quella soglia non «irragionevole».

A essere dichiarati incostituzionali furono invece altri aspetti dell’Italicum. Tra questi c’era il ballottaggio, perché – nel modo in cui era pensato nella legge – poteva assegnare il premio di maggioranza a una lista con un consenso limitato al primo turno. La Corte bocciò anche la possibilità per i capilista eletti in più collegi di scegliere liberamente dove essere proclamati, incidendo così sull’elezione degli altri candidati.

Leonardo Becchi