Il Papa agli Usa alla vigilia della visita a Lampedusa: “Gli immigrati hanno plasmato l’America

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Papa Leone XIV è intervenuto oggi in videocollegamento alla cerimonia di conferimento della Liberty Medal, organizzata dal National Constitution Center di Filadelfia nell’ambito delle celebrazioni per il 250 anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. Il Pontefice ha ringraziato per il riconoscimento, definendosi “figlio di questa grande nazione”, e ha auspicato che gli ideali fondativi dell’America continuino a ispirarne il futuro “nell’unità, nella giustizia e nella pace”.

Nel suo intervento ha richiamato il celebre passaggio della Dichiarazione d’Indipendenza sull’uguaglianza di tutti gli uomini, osservando che, pur espresso nel linguaggio dell’Illuminismo, esso affonda le radici nella visione biblica dell’uomo creato a immagine di Dio. “E’ proprio qui – ha affermato – che scopriamo il fondamento della dignità umana, una dignità che precede la creazione di qualsiasi Stato e la cui tutela ne costituisce lo scopo stesso”. Leone XIV ha ricordato come, in due secoli e mezzo, milioni di persone abbiano identificato gli Stati Uniti con la libertà e la speranza di una vita migliore, sottolineando anche il contributo offerto dal Paese alla difesa della libertà durante le due guerre mondiali.

Lampedusa attende il Pontefice

Sono diversi i “segni” liturgici che caratterizzano la visita pastorale di papa Leone sabato a Lampedusa, a partire dalla “Cattedrale a cielo aperto” in cui si tramuterà lo stadio Arena di Lampedusa, il luogo dove Papa Leone celebrerà la messa, “un ideale tempio senza mura capace di accogliere simbolicamente l’intera umanità”, dice la diocesi di Agrigento. Come avvenne per la visita di Papa Francesco nel 2013 poi, il simulacro della Madonna di Porto Salvo, statua venerata dal XV secolo come protettrice dei naviganti, sarà posto accanto all’altare. Vicino ad essa troverà collocazione l’antica scultura secentesca del Crocifisso della Cattedrale, a sottolineare il legame profondo con la Chiesa Madre dell’Arcidiocesi. Infine, altare e ambone, i due poliliturgici “sono frutto della ricerca artistica di Igor Scalisi Palminteri, artista palermitano che indaga da tempo il rapporto tra sacralità, memoria collettiva e spazio pubblico”.

Le opere sono state selezionate a seguito di un concorso rivolto ad artisti contemporanei siciliani. Il progetto concretizza le linee guida dell’Arcidiocesi di Agrigento, intrecciando tre temi cardine, il mare, il sangue, la migrazione, letti attraverso la luce della Redenzione e della profezia biblica.

L’artista ha scelto di evitare rappresentazioni narrative o fotografiche dirette del dolore, privilegiando un linguaggio essenziale e simbolico. Superfici astratte e segni fluidi evocano il mare e il viaggio, la fragilità e la speranza. Le linee che percorrono le opere richiamano il moto delle onde, trasformando il Mediterraneo in uno spazio di passaggio, ma anche di memoria e rinascita. L’altare richiama con la sua forma piena e stabile la “pietra angolare: Cristo che, offrendosi, dona stabilità alla comunità in festa”. L’ambone, luogo della Parola e dell’annuncio, “assume la forma dello scoglio e dell’approdo, richiamando simbolicamente il sepolcro scavato nella roccia: il luogo da cui Cristo è uscito vittorioso. Una linea cromatica rossa attraversa entrambe le opere, simbolo della Passione e del sangue versato, ma anche memoria delle tante vite perdute nelle acque del Mediterraneo”.