Video editoriale del Banchiere scrittore come al solito garbatamente pungente, dedicato a un consiglio – non richiesto dai partiti politici – necessario tuttavia a garantire una certa ritrovata aderenza tra il ceto politico e la base dei cittadini elettori sempre meno votanti e sempre meno inclini ad accordare fiducia, quale che sia il sistema tecnico di elezione di Deputati e Senatori
La vera riforma elettorale? Candidare chi ha lavorato almeno 5 anni nella propria vita, dall’idraulico al professore universitario, dalle mansioni esecutive a quelle di concetto; poiché questa caratteristica viene a essere prevalente, nella sostanza e nel merito, a quella viceversa più strettamente connessa al tipo di sistema elettivo sul quale i Partiti hanno già da tempo avviato infiniti (e auto referenziali) dibattiti e discussioni incentrati soprattutto sulle liste – se chiuse o aperte al voto di preferenza – e, in subordine, sulle distinzioni tra maggioritario, proporzionale puro o correzione con premio di maggioranza allo scattare di un certo quorum di coalizione.
Aspetti che stanno allontanando ulteriormente i cittadini dalla dimensione politica politicante, e che portano quest’ultima a essere sempre meno collegata ai problemi concreti e quotidiani delle Persone normali. Da qui l’assunto finale della proposta del professor Ghisolfi: quale che sarà la scelta finale delle segreterie dei partiti, stabilire che i candidati, già precostituiti nelle liste bloccate o da eleggere con voto di preferenza, provengano da un’esperienza lavorativa almeno quinquennale.
Per fare del Parlamento un luogo in grado di legiferare sulla base delle competenze e delle sensibilità professionali dei suoi componenti; e non, impropriamente, un centro per il collocamento di politici puramente di professione.



