5 abitudini per sopravvivere in ufficio nei mesi più caldi
· Con il caldo, anche la pausa pranzo cambia dress code: meno pasti pesanti, più insalate, piatti freddi, frutta, gelati e soluzioni take away;
Con il caldo, il pranzo necessita di un cambio d’abito. Via libera a insalate, poke, piatti freddi, macedonie, centrifughe, yogurt, e soluzioni pronte da consumare anche fuori dall’ufficio. Non è solo una questione di gusto, ma anche di praticità: nei mesi estivi cresce il bisogno di pasti più semplici, freschi e facilmente digeribili, capaci di dare energia senza appesantire il rientro alla scrivania.
Nei mesi estivi gli uffici si svuotano, i team si alternano tra ferie e presenza e molte delle routine quotidiane vengono meno. Anche la pausa pranzo segue nuove dinamiche: chi resta in azienda si ritrova più facilmente a condividere il tavolo con colleghi di altre funzioni, sedi o livelli organizzativi. Nascono così gruppi inediti e conversazioni che durante il resto dell’anno trovano raramente spazio. In un contesto lavorativo meno frenetico, il pranzo diventa un momento di socialità spontanea che favorisce conoscenza reciproca, scambio informale e senso di appartenenza. Un piccolo cambiamento che ricorda come il benessere in azienda passi anche dalle relazioni quotidiane.
Quando le giornate si allungano e il sole chiama, anche la pausa pranzo prova ad uscire dall’ufficio. Un parco, una panchina all’ombra, una piazza alberata o un dehors diventano piccole “mete” quotidiane per chi vuole staccare davvero, anche solo per mezz’ora. Il pranzo all’aperto trasforma un momento ordinario in una parentesi più piacevole, rigenerante e molto più vicina al mood vacanziero.
Per chi può lavorare in modalità ibrida, l’estate apre nuove possibilità. La pausa pranzo può spostarsi vicino al mare, in montagna, in un borgo o in una città diversa dal solito. E così, tra una riunione online e un documento da chiudere, il pranzo diventa anche l’occasione per scoprire una gastronomia locale, un mercato, un bar di quartiere o un piccolo ristorante. Il lavoro resta lavoro, ma la pausa assume tutto un altro sapore.
Quando le temperature salgono troppo e le scrivanie si svuotano, uscire per pranzo perde improvvisamente appeal: troppo caldo, troppa luce, troppa fatica.
Ecco allora che il delivery non è più solo una comodità, ma una scelta tattica. Si resta dentro, si presidia l’aria condizionata e si trasforma la pausa pranzo in un’oasi refrigerata condivisa con pochi “superstiti” dell’open space.
[1]: Ricerca Fipe 2025: Consumi fuori casa andamento per canale e per occasione di consumo.
[2]: Dati ANSEB, Associazione Nazionale Società Emettitrici Buoni Pasto.
[3]: Ricerca condotta da Ipsos Doxa per Pluxee Italia su 677 esercenti di bar e ristoranti in comuni con almeno 35.000 abitanti, con un campione distribuito per Regione in modo da rappresentare il territorio nazionale.
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