Li vedevi fermarsi davanti alle vetrine del centro. La Comba, Albizzati, negozi che hanno scritto la piccola grande storia del commercio livornese
Immobili, il naso schiacciato contro i vetri: dall’altra parte guizzavano, mai visti prima, colori brillanti, la profondità dell’azzurro della piscina era qualcosa che stordiva, il rosso della pista di atletica, il verde trionfante dei campi di calcio. Il caleidoscopio impossibile da codificare dei Cinque cerchi Olimpici.
Uno, due, cinque, venti, cinquanta persone, costretti alla doppia fila, ad allungare il collo per captare anche un brandello di questa nuova magnificenza. La tv a colori bloccava il traffico.
“Certo, com’è bello, tutta un’altra cosa. Ma tu sai quanto costa?”, fu il mantra di quel luglio 1976. E’ passato mezzo secolo.
L’Italia era sospesa, divisa tra quello che restava del boom economico e le nuove crisi, che avevano portato anche alla violenza, all’insicurezza quotidiana. La società era sempre più divisa, chi poteva e chi desiderava. E quella tv nuova, a colori, che sembrava sbarcata da un’altra galassia era lo zenith dei desideri delle famiglie italiane, e livornesi.
Costava tanto, troppo. Da 500mila lire nella versione base a un milione per quella de luxe, con più canali e con la qualità dei colori migliore. I negozianti ne vendevano soltanto tre o quattro alla settimana, e chi usciva con quell’enorme pacco in mano aveva l’aria piena di orgoglio e sussiego di chi ce l’aveva fatta. A Livorno, raccontano i quotidiani dell’epoca, la televisione a colori l’aveva solo il 5 per cento delle famiglie.
La sera del 18 luglio, in omaggio alle Olimpiadi di Montreal, la Rai iniziò le trasmissioni a colori alle 21.
L’effetto era straniante, quasi miracoloso: i vecchi, cari, slavati, polverosi effetti del bianco e nero, che avevano scandito le nostre serate per 25 anni, d’improvviso si tuffavano in un mare mosso di colori, spesso eccessivi, sparati, esagerati, che lasciavano delle strane scie. Ma a chi importava, tornare a casa a “vedere la tv a colori” era un momento fatato.
E qualsiasi cosa sembrava bella e diversa, anche la solita giacca tre bottoni del solito conduttore del telegiornale, o le previsioni del tempo: guarda, anche Bernacca è a colori… E poi, quanti canali: accanto alla Rai sbarcava Montecarlo, la Svizzera Italiana, Capodistria col suo basket… quell’estate di 50 anni fa fu un salto temporale, un teletrasporto. E nel giro di pochi anni non ci sarebbe stato più nessuno con il naso incollato sulle vetrine del centro.



