C’è un bollettino di guerra quotidiano su cui però non c’è alcuna strategia di “riarmo”

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È la guerra per arrivare a fine mese di chi corre su una bici per consegnare il cibo, dei vigilantes che per pochi euro l’ora rischiano la vita e di tanti altri lavoratori invisibili. I dati del centro studi PoliS pubblicati oggi su Repubblica raccontano che quasi il 20% dei lavoratori che tengono in piedi la capitale economica e finanziaria del Paese, Milano, sono poveri e sottopagati.

Nell’estate di tre anni fa sono andato personalmente a Palazzo Chigi, con le altre forze di opposizione, a portare a Meloni il nostro progetto di legge per il salario minimo legale che alzerebbe le paghe di quasi 4 milioni di lavoratrici e lavoratori.

In questi anni abbiamo messo sul tavolo decine di emendamenti per aumentare il potere di acquisto di lavoratori e cassintegrati falcidiato dall’inflazione, e per mettere fine allo sfruttamento dei giovani fatto di tirocini e stage gratuiti.

Governo e maggioranza hanno detto sempre e solo no. In compenso, questa settimana Meloni è andata al vertice Nato di Ankara a confermare la firma sul folle impegno del 5% del Pil sulle spese militari e in armi. Trump ha pienamente apprezzato:

“Italia buona, Spagna cattiva”. I nostri giovani cosa riceveranno invece? Una cambiale sulle loro teste mentre non riescono nemmeno più a pagare un affitto? Possono attaccarci e buttarci fango addosso quanto vogliono, ma tocca a noi cambiare tutto questo.

Giuseppe Conte