Ma dietro quel trionfo si nasconde anche uno dei più affascinanti misteri della storia navale
Per secoli la regina dei mari veneziani era stata la galea: veloce, elegante, armata con il suo grande cannone di prua. Poi, alla vigilia dello scontro decisivo del 1571, l’Arsenale di Venezia diede vita a qualcosa di completamente nuovo. Nacque la galeazza.
Era un gigante del mare, più larga, più alta e infinitamente più potente di una galea. I suoi cannoni non guardavano soltanto in avanti: spuntavano dalle fiancate, dalla prua e dalla poppa, pronti a comlpire in ogni direzione.
Quando la flotta ottomana la vide, la soprannominò il “porcospino navigante”, un nome che raccontava meglio di qualsiasi cronaca il timore che incuteva.
Eppure, proprio la nave che cambiò il destino della battaglia è anche quella che il tempo ha quasi cancellato. Non possediamo disegni accurati realizzati all’epoca, né descrizioni sufficientemente dettagliate per ricostruirla con certezza.
Le immagini che oggi conosciamo sono, in gran parte, interpretazioni nate secoli dopo.
È un paradosso della storia: la nave che contribuì a consegnare a Venezia una delle sue vittorie più gloriose è anche una delle più misteriose. La galeazza, l’arma segreta di Lepanto, continua ancora oggi a navigare tra storia e leggenda.



