«Sono nata in Sardegna, mio padre geometra imprenditore edile, mia madre insegnante di educazione fisica. Ero una bambina vigorosa, esuberante, grassa, a tratti peggiorata da una pettinatura offerta da mia madre con consapevolezza. Una bambina felice, curiosa, a volte affetta da un istinto alla sincerità inutile, che metteva un po’ in imbarazzo parenti ed amici».
«Quando mi dicono “sei dimagrita”, usato come un complimento, è sempre un po’ insidioso. Vuol dire che ero grassa? Perché lo dicono così tanto? Perché si parla così tanto ancora del corpo delle donne, nel bene o nel male, mentre si parla un po’ meno di quello degli uomini. Questo sì che è un po’ disturbante…
Ero una trentenne così così, una quarantenne sofferente, puntiamo ai 50 anni che ho. È essere arresi a ciò che si ha e a ciò che non si ha e fiduciosi che si possa stare nel mondo come si è.
Se ho imparato ad amarmi? Credo di sì, ci ho messo qualche anno…Mi accetto, mi voglio bene e mi porto a spasso».



