“la porta degli inferi”

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Taiga siberiana della Jacuzia, nell’estremo oriente russo, si apre una voragine che i locali chiamano semplicemente “il crollo”.

Il nome ufficiale è cratere di Batagaika, ma la comunità scientifica internazionale lo conosce ormai come “la porta degli inferi”. Nato negli anni Sessanta dopo un disboscamento intensivo che privò il terreno della sua copertura protettiva, il permafrost sottostante iniziò a sciogliersi, e il suolo a collassare su sé stesso.

Oggi la voragine misura circa un chilometro di lunghezza e supera gli ottocento metri nel punto più largo, con pareti che toccano i cinquantacinque metri di altezza.

Non è un cratere in senso geologico, ma quello che gli scienziati chiamano un 𝘳𝘦𝘵𝘳𝘰𝘨𝘳𝘦𝘴𝘴𝘪𝘷𝘦 𝘵𝘩𝘢𝘸 𝘴𝘭𝘶𝘮𝘱, un fenomeno di sprofondamento termocarsico che continua ad avanzare, mangiando il pendio a un ritmo che negli ultimi anni ha toccato anche i dieci-quindici metri l’anno.

Le pareti che si sgretolano restituiscono uno spaccato temporale eccezionale. Strati di permafrost vecchi fino a 650mila anni, tra i più antichi della Siberia, riportano alla luce foreste fossili, pollini antichi e carcasse di fauna scomparsa. Buoi muschiati, cavalli, mammut lanosi congelati per millenni riemergono dal ghiaccio quasi intatti, offrendo ai paleontologi materiale che altrove sarebbe irrimediabilmente perduto.

pier luigi pinna